Turchia, confermato l’arresto del sindaco Imamoglu: proteste e tensioni politiche
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Redazione Esteri
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Il tribunale di Istanbul ha confermato l’arresto di Ekrem Imamoglu, sindaco della città e leader del Partito Popolare Repubblicano (CHP), accusato di corruzione. Respinta, invece, l’accusa di favoreggiamento al terrorismo, per la quale, secondo la procura, sussistono comunque “forti sospetti”. La decisione dei giudici, arrivata dopo giorni di dibattito, ha scatenato una nuova ondata di proteste in tutto il Paese, con oltre 320 arresti tra i manifestanti che chiedono la liberazione del primo cittadino. Imamoglu, figura chiave dell’opposizione e considerato uno dei principali rivali del presidente Recep Tayyip Erdogan, ha definito la sua detenzione un’“esecuzione senza processo”, denunciando un uso strumentale della giustizia per colpire gli avversari politici.
La vicenda giudiziaria, che vede il sindaco sospeso dall’incarico su ordine del ministero dell’Interno, si inserisce in un contesto già teso, con le prossime elezioni presidenziali all’orizzonte e la volontà di Erdogan di candidarsi per un terzo mandato consecutivo. Imamoglu, che nel 2019 ha sconfitto il candidato dell’AKP, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo, nelle storiche elezioni di Istanbul, rappresenta un ostacolo significativo per il presidente turco. La sua capacità di attrarre consensi anche tra gli elettori tradizionalmente vicini all’AKP lo ha reso un bersaglio politico, secondo quanto sostengono i suoi sostenitori e gran parte dell’opposizione.
Nonostante le accuse di corruzione, che gli avvocati di Imamoglu contestano e per le quali hanno già annunciato ricorso in appello, il caso ha assunto una forte connotazione politica. Il ministro dell’Interno, Ali Yerlikaya, ha avvertito che non saranno tollerate iniziative che minaccino l’ordine pubblico, ma le proteste non accennano a placarsi. Intanto, il sindaco, attraverso un messaggio sul social X, ha rilanciato la sua battaglia, definendo la situazione un “tradimento profondo” e promettendo di non arrendersi.




