Proteste in Turchia dopo l'arresto del sindaco di Istanbul: oltre 1400 fermati

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’arresto di Ekrem Imamoglu, sindaco di Istanbul e figura chiave dell’opposizione a Recep Tayyip Erdogan, ha innescato una nuova ondata di tensioni in Turchia, dove migliaia di persone sono scese in piazza nonostante il divieto di manifestare imposto dal governo. Le proteste, represse con fermezza dalle autorità, hanno portato alla custodia cautelare di oltre 1.400 persone, secondo i dati diffusi dal ministro dell’Interno Ali Yerlikaya, che ha riferito di scontri tra dimostranti e forze dell’ordine in diverse città.

Imamoglu, già sospeso dall’incarico con l’accusa di corruzione, è diventato un simbolo della resistenza al crescente autoritarismo di Erdogan, al potere dal 2003. La sua detenzione, percepita come un tentativo di neutralizzare un avversario scomodo, ha alimentato il malcontento in un Paese dove il controllo sul dissenso si è progressivamente inasprito. Intanto, fino al primo aprile è stato prorogato il divieto di ogni forma di protesta ad Ankara, misura che di fatto soffoca ulteriormente il diritto di riunione.

Tra gli episodi più controversi, l’arresto di un fotografo dell’Agence France-Presse (AFP), accusato di aver partecipato a un raduno illegale durante le manifestazioni. Reporter Senza Frontiere ha condannato la decisione, definendola "scandalosa", sottolineando come si tratti del primo caso in cui un giornalista chiaramente identificato come tale finisce in carcere in base alla legge sugli assembramenti. Una mossa che solleva interrogativi sulla libertà di stampa in un contesto già segnato da ripetute limitazioni.

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