Milan-Como 1-1, il passo falso firmato Maignan e l’aggancio in classifica dei lariani

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Ha il sapore dell’occasione sprecata, il pareggio interno del Milan contro il Como nel recupero della ventiquattresima giornata, un risultato che alla fine accontenta solo chi insegue da lontano e chi, come i lariani, rosicchia un punto pesante in ottica europea. La notte di San Siro, quella che doveva servire per ricucire uno strappo in classifica, si trasforma invece in una serata storta, segnata da un episodio che nessuno si sarebbe aspettato, considerati i precedenti. Perché se c’è un uomo che fin qui ha tenuto a galla i rossoneri, quello è sempre stato Mike Maignan, il portiere, il leader, il para rigori, l’ultimo baluardo. Eppure, al minuto trentadue, è proprio dalle sue mani, anzi, dai suoi piedi, che arriva la sciagura: un disimpegno sciagurato, una palla regalata a Nico Paz, appostato lì, quasi a chiedere l’elemosina di un errore. L’argentino, che di queste distrazioni si nutre, non ha avuto bisogno di pensarci due volte e ha insaccato il vantaggio, gelando il Meazza e spedendo i fantasmi di una serata storta addosso alla squadra di Massimiliano Allegri -5-9.

La reazione dei padroni di casa, nel primo tempo, è apparsa più nervosa che concreta, un tentativo di scuotersi dal torpore che faticava a tradursi in palle gol nitide, eccezion fatta per un paio di sussulti. Dall’altra parte, il Como di Cesc Fabregas, forte del vantaggio e di un’organizzazione tattica che metteva alle corde la manovra avversaria, non ha mai rinunciato a ripartire, mostrando una personalità che per larghi tratti ha messo in ombra i più quotati antagonisti. Si andava al riposo con il vantaggio ospite e la sensazione che il Milan avesse smarrito le proprie certezze, affidandosi più all’iniziativa personale che a uno schema collettivo per raddrizzare l’inerzia del match. Una partita, quella vista nel primo tempo, dove la luce di alcuni interpreti era offuscata dall’ombra di una classifica che improvvisamente si faceva più pesante, con l’Inter lassù, a guardare da sette punti di distanza.

Nella ripresa, però, il copione è cambiato, e la mossa di Allegri di insistere con l’undici in campo ha pagato grazie alla scintilla di un singolo. Al minuto diciannove, un lancio millimetrico di Jashari, uno di quelli che tagliano in due la difesa, ha liberato Rafael Leao: il portoghese, controllata la sfera e vista l’uscita di Butez, non ha tentennato, scagliando un pallonetto preciso e morbido che ha infilato la porta del pareggio, restituendo ossigeno e speranza a un ambiente che iniziava a masticare amaro -4-5. Quel gol, il settimo in campionato per lui, ha riaperto le danze e per un quarto d’ora il Milan ci ha creduto, tanto che lo stesso Leao, poco dopo, ha colto il palo, sebbene in posizione di fuorigioco. La spinta offensiva, però, non ha prodotto il sorpasso, e il finale ha assunto i contorni di una battaglia nervosa, con l’arbitro Mariani costretto a estrarre il cartellino rosso per Allegri, reo di aver protestato con veemenza contro le panchina avversaria, accusata di aver disturbato Saelemaekers in una rimessa laterale -5-10. Una terza espulsione stagionale per il tecnico livornese, che certifica la tensione di una serata in cui nulla è girato per il verso giusto.

La classifica dice Inter, con il Como che vede l’Europa

Il punticino conquistato a San Siro, al netto della prestazione, ha un peso specifico notevole per i lariani, che con questo risultato agganciano l’Atalanta al sesto posto in classifica, portandosi a quota quarantadue punti -5-8. Una posizione, quella che vale un piazzamento europeo, che per una neopromossa assume i contorni dell’impresa, costruita su un’identità di gioco chiara e su talenti come Nico Paz, capace di illuminare la serata con la sua giocata. Per il Milan, invece, lo scenario è opposto: il pareggio interno allontana ulteriormente il sogno scudetto, con i rossoneri fermi a cinquantaquattro punti, distanti ora sette lunghezze dall’Inter capolista, che ha allungato il passo proprio grazie a questo passo falso -3-5. Una distanza che, seppur non incolmabile matematicamente, pesa come un macigno sulle ambizioni di una squadra che deve ora guardarsi le spalle dal Napoli, attestato a quota cinquanta, a sole quattro lunghezze di distanza e pronto a inserirsi nella lotta per il secondo posto -3.

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