Stellantis, addio alla gigafactory di Termoli: il rilancio passa dal motore FireFly

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il progetto della gigafactory di Termoli, che avrebbe dovuto trasformare lo stabilimento molisano in un polo d’eccellenza per la produzione di batterie per auto elettriche, è stato definitivamente archiviato. La conferma, arrivata nei giorni scorsi dai vertici di Automotive Cells Company (ACC), la joint venture partecipata da Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies, ha gelato le speranze di un territorio che aveva riposto nel maxi-investimento da due miliardi di euro – gran parte dei quali legati ai fondi del Pnrr – l’intero rilancio occupazionale. Il sindacato Uilm ha parlato di un progetto “definitivamente accantonato”, una doccia fredda per quelle che sarebbero state 1.800 assunzioni dirette, legate a doppio filo alle sorti di un indotto che già soffre la cassa integrazione -2-4-7.

La retromarcia del gruppo, che ha dovuto registrare perdite per oltre 22 miliardi di euro e un crollo in Borsa, è figlia di una strategia industriale che ha improvvisamente cambiato passo -4-7. La domanda di veicoli completamente elettrici in Europa, infatti, non sta crescendo con la rapidità prevista, spingendo Stellantis – sotto la nuova guida di Antonio Filosa – a riconsiderare le priorità e a rallentare quella corsa all’elettrificazione che l’amministratore delegato Carlos Tavares aveva fortemente voluto -5. E mentre in Francia la produzione di batterie proseguirà, i cantieri tedeschi di Kaiserslautern e, appunto, quelli italiani di Termoli sono stati sacrificati sull’altare di un mercato che non perdona -2-4.

Di qui la reazione politica, che ha infiammato gli animi a Roma e a Campobasso. La deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino, già sindaca di Torino, ha chiesto a gran voce la convocazione di un tavolo urgente a Palazzo Chigi, parlando senza mezzi termini di un “colpo durissimo” non solo per le 1.800 famiglie direttamente coinvolte, ma per l’intero tessuto socioeconomico del Molise -6-10. Secondo Appendino, la decisione di ACC non sarebbe un fulmine a ciel sereno, ma il frutto avvelenato di una politica industriale che, a suo dire, avrebbe fatto il gioco del disimpegno della multinazionale -10.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenuto alla Camera durante il question time, ha usato parole nette per descrivere la situazione, parlando apertamente di un “clamoroso disastro europeo” in riferimento al fallimento del modello delle gigafactory, citando tra l’altro il caso Northvolt come monito -6. Tuttavia, nel certificare lo stop italiano, il ministro ha voluto lanciare un messaggio di speranza per i lavoratori di Termoli, assicurando che il sito non verrà abbandonato al suo destino. La prospettiva, ora, è quella di garantire una “continuità produttiva e occupazionale” attraverso un rinnovato impegno su tecnologie ibride e termiche -6.

Il ritorno del motore FireFly e la sfida dell’Euro 7

Ed è qui che si inserisce la seconda gamba della strategia di Stellantis per l’Italia, quella legata alla riscoperta del propulsore FireFly, l’erede del mitico FIRE che sembrava destinato all’oblio in Europa. Contrariamente ai piani precedenti, che vedevano nel motore francese PureTech – ora rinominato “Turbo” per questioni d’immagine – il futuro del gruppo, la nuova dirigenza ha deciso di puntare sull’affidabilità del piccolo motore tutto italiano -5-8. La produzione del FireFly aggiornato alla normativa Euro 7 partirà proprio nello stabilimento di Termoli, un’inversione a U che permetterà di riassorbire almeno parte dei lavoratori rimasti scoperti dopo il congelamento del progetto batterie -1-5.

Si tratta di una scelta industriale che guarda al pragmatismo più che all’ideologia, come l’ha definita lo stesso ministro Urso, basata sulla crescente domanda di veicoli ibridi. La famiglia FireFly, disponibile nelle varianti da 1.0 litri tre cilindri e 1.5 litri quattro cilindri turbo (la stessa che equipaggia la Alfa Romeo Tonale), verrà affiancata dalla produzione di cambi elettronici a doppia frizione (eDCT) per le auto ibride -5-6. Una scommessa che dovrebbe garantire un futuro al polo molisano, anche se il ministro ha dovuto ammettere che la strada è in salita: le forniture ai fornitori italiani rimarranno comunque ingenti, intorno ai 7 miliardi di euro, ma la tensione tra i 1.780 lavoratori del sito resta palpabile in attesa del vertice con i sindacati -1-2.

Il nodo politico e le prospettive per lo stabilimento

L’opposizione, però, non ci sta e vede in questa riorganizzazione solo un contentino, un modo per “allungare l’agonia” senza offrire una reale visione di lungo periodo. La stessa Appendino ha puntato il dito contro l’esecutivo, accusato di essere complice di un danno irreversibile per il Molise, mentre il confronto politico si infiamma in vista del tavolo chiesto a Palazzo Chigi -6-10. La partita, insomma, è tutt’altro che chiusa e si gioca su due livelli distinti: quello della sostenibilità industriale delle scelte di Stellantis e quello della tenuta sociale di una regione intera, che vede sfumare il sogno della gigafactory e si aggrappa ora alla piccola, grande storia del motore FireFly.

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