Novità in arrivo sui buoni pasto, mentre il welfare aziendale si rafforza

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il governo lavora alla prossima manovra economica, una serie di interventi sul welfare – che procederanno, come ha spiegato Paola Mancini di Fratelli d’Italia, su un binario parallelo rispetto alla legge di Bilancio – punta a rivedere alcune misure cardine per i lavoratori. Gli assi portanti del pacchetto, infatti, includono l’aumento della soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici, portandola dagli attuali 8 a 10 euro giornalieri, una misura che, se confermata, entrerà in vigore a partire dal 2026. Parallelamente, si prevede la stabilizzazione del regime dei fringe benefit, quei benefit erogati in forma di beni o servizi, il cui limite annuo di esenzione verrebbe fissato a 1.000 euro. A completare il quadro, un incremento degli importi forfettari per le trasferte professionali, che salirebbero a 219 euro per quelle all’estero e a 131 per quelle sul territorio nazionale, aggiornando così le soglie per le indennità chilometriche.

L’adeguamento del valore dei buoni pasto, in particolare, risponde a un’esigenza di realismo dettata dall’inflazione. Per chi è abituato a utilizzarli quotidianamente, la cifra di 8 euro si è rivelata ormai insufficiente a coprire il costo effettivo di un pasto completo fuori casa; un semplice panino con una bottiglia d’acqua, per non parlare di un piatto al ristorante, supera ormai con facilità la soglia psicologica dei dieci euro. L’innalzamento del limite d’esenzione, pertanto, non è una mera questione formale ma un intervento concreto che, se attuato, alleggerirebbe la pressione sulle finanze personali di molti dipendenti, i quali oggi si trovano costretti a integrare di tasca propria la differenza.

Tuttavia, la praticità di questo strumento – da sempre considerato un aiuto tangibile contro il carovita – potrebbe scontrarsi con un’altra realtà operativa. Circolano, non a caso, voci sempre più insistenti secondo cui, a partire dal prossimo settembre, molti esercenti potrebbero decidere di non accettare più i buoni pasto cartacei, un’eventualità che getta nello sconcerto una fetta consistente di lavoratori. Il timore di trovarsi all’improvviso impossibilitati a pagare il pranzo, o di dover ricorrere al contante in modo imprevisto, ha spinto molti a informarsi per tempo sulle alternative elettroniche, ormai pronte a sostituire il vecchio sistema.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.