Antartide, in cerca di cinque eremiti hi-tech per la base Concordia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’appello, se vogliamo definirla così, arriva dritto dal cuore bianco del continente ghiacciato. L’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) ha messo a punto la selezione per la prossima “campagna invernale” alla base italo-francese Concordia, e ciò che cerca non è semplice personale, ma piuttosto un manipolo di specialisti disposti a barattare un anno della propria vita con l’isolamento più totale, a oltre tremila metri di altitudine sul plateau antartico.

La missione, che scatterà nel novembre del 2026 per concludersi dodici mesi più tardi, coinvolgerà complessivamente quattordici anime tra transalpini e nostrani; di queste, cinque saranno scelte proprio attraverso questo bando. Lasciarsi alle spalle il mondo, insomma, per diventare gli occhi, le mani e la mente della ricerca in un ambiente che gli scienziati amano definire come il più simile, qui sulla Terra, a una stazione spaziale interplanetaria.

I profili cercati tra telescopi e circuiti elettronici

Le figure richieste si dividono in due macro-aree distinte, entrambe caratterizzate da un’elevatissima specializzazione. Da un lato, l’ente cerca tre ricercatori scientifici: nello specifico, si necessita di un esperto in astrofisica (presumibilmente per gestire la strumentazione di osservazione in un cielo tra i più puri del pianeta), un chimico con solide basi di glaciologia (per leggere la storia del clima intrappolata nei carotaggi di ghiaccio) e un fisico dell’atmosfera.

Dall’altro lato, c’è la parte più “tecnologica” della spedizione: due tecnici esperti in ICT/radio ed elettronica. Loro saranno i guardiani della comunicazione, quelle figure fondamentali senza le quali la base, immersa nel buio polare per mesi, diventerebbe una bolla ermetica completamente tagliata fuori dal resto dell’umanità. Un dettaglio non da poco, per chi volesse cimentarsi: per i profili tecnici, la selezione è riservata ai dipendenti di enti pubblici o Università, i quali dovranno presentare il nullaosta della propria struttura di appartenenza.

Il processo di selezione e la durezza dell’ambiente

Non basta certo un curriculum brillante per assicurarsi un posto a Concordia. Il processo, gestito dall’Enea, è una sorta di setaccio che passa prima attraverso la valutazione dei titoli, per poi stringersi ulteriormente con un colloquio individuale. Ma è il passaggio successivo, forse, quello più temuto: un approfondimento psico-attitudinale. Chi si candida deve dimostrare di reggere il peso di nove mesi di isolamento completo, in un contesto dove l’arrivo di un volo di rifornimento è un evento rarissimo e dove l’orizzonte, fuori dai finestrini, è solo neve, buio e vento.

A questo si aggiunge una batteria di visite mediche specialistiche per l’idoneità, e solo chi supera indenne questo percorso di “formazione e informazione” potrà mettere piede sulla banchisa. La posta in gioco, per chi ce la fa, è vivere una delle esperienze professionali più estreme del pianeta, dove la temperatura esterna può scendere a settanta gradi sottozero e la notte dura ventiquattr’ore su ventiquattro.

Una candidatura per chi cerca la solitudine (e la scienza)

Chi fosse interessato a giocarsi questa carta ha tempo fino al 30 giugno 2026 per presentare la propria domanda, utilizzando la piattaforma ufficiale del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra) all’indirizzo italiantartide.it. La base Concordia, gestita in sinergia con l’omologo ente francese (Ipev), non è un luogo per tutti; è un'avamposto di frontiera dove la tecnologia avanza e la convivenza forzata in spazi ristretti mette a dura prova anche i caratteri più solidi.

Per i cinque prescelti, l’avventura inizierà tra meno di un anno e mezzo, quando un aereo li lascerà in mezzo al nulla affinché diano il cambio ai loro predecessori, in quel silenzio assoluto che solo il continente ghiacciato sa offrire. Non ci sono vie di mezzo: si vive o si muore di ricerca, letteralmente.

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