Torino, corteo contro il riarmo e il carovita: «Meloni vattene»
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Redazione Interno
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Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Torino per protestare contro il riarmo, il caro vita e le politiche del governo guidato da Giorgia Meloni. La mobilitazione del 24 ottobre ha portato nel centro cittadino studenti e attivisti, riuniti attorno allo slogan «Noi la guerra non la paghiamo». Dai cori contro la presidente del Consiglio alle richieste di maggiori investimenti per l'istruzione, la protesta ha intrecciato la contrarietà alle spese militari con il disagio economico e il costo crescente dei carburanti. Su uno striscione si legge: «Torino è contro il riarmo. No data center e caro benzina».
La protesta contro le spese militari e il caro vita
Al centro della manifestazione c'è la contestazione delle priorità economiche del governo. I partecipanti chiedono perché le risorse destinate agli armamenti non vengano impiegate per rispondere ai bisogni quotidiani, a partire dalla scuola e dall'università. «Perché ci sono i soldi per il riarmo e la guerra e non per i nostri bisogni, per le scuole e le università? Siamo stanchi di dover scegliere», ha dichiarato Ludovica, portavoce del coordinamento Torino è contro il riarmo. La questione del finanziamento dell'istruzione si affianca alle preoccupazioni per il prezzo della benzina e per le difficoltà economiche che pesano su famiglie e lavoratori.
La mobilitazione coinvolge anche chi contesta il rapporto tra ricerca, industria e produzione bellica. Tra le rivendicazioni figurano il rifiuto dei nuovi data center e la richiesta di impedire che le risorse pubbliche e le attività universitarie siano orientate verso interessi legati al riarmo. Gli studenti chiedono strutture scolastiche più sicure, maggiori opportunità e prospettive di lavoro meno precarie. Il messaggio degli organizzatori è rivolto anche ai lavoratori, agli agricoltori e a chi subisce gli effetti dell'aumento del costo della vita, con l'obiettivo dichiarato di unire vertenze differenti in una mobilitazione comune.
Studenti in corteo e centro presidiato dalle forze dell'ordine
La partecipazione studentesca è una delle componenti principali della giornata. Un primo corteo di ragazzi delle scuole superiori è partito da piazza Arbarello, con lo striscione «Soldi alla scuola non alla guerra. Dal nord al sud studenti e lavoratori uniti contro il carovita», per raggiungere il concentramento principale. In piazza Castello si sono ritrovati anche esponenti dei collettivi universitari e altri gruppi impegnati nella protesta. I manifestanti hanno rilanciato la richiesta di investire nell'istruzione anziché negli armamenti, collegando le condizioni degli istituti scolastici alle prospettive di chi studia e si prepara a entrare nel mondo del lavoro.
Il centro storico è stato presidiato da un consistente dispositivo di sicurezza, con mezzi delle forze dell'ordine e agenti in tenuta antisommossa schierati nei punti di accesso. I vertici delle forze di polizia erano presenti nell'area della manifestazione, mentre il percorso del corteo non risultava definito nelle prime fasi del raduno. Una fotografia della presidente del Consiglio è stata bruciata tra gli applausi dei presenti. Il gesto si è inserito in una protesta caratterizzata da slogan esplicitamente rivolti contro l'esecutivo; nelle fasi iniziali, il raduno in piazza Castello si è svolto pacificamente.
Le rivendicazioni e il contesto delle mobilitazioni
La giornata torinese era stata annunciata nei giorni precedenti dal coordinamento contro il riarmo, con adesioni dei collettivi studenteschi e dei movimenti per il diritto alla casa. La protesta si colloca in una fase di forte mobilitazione sociale, segnata dalle contestazioni sul costo della vita e dalle manifestazioni studentesche. Gli organizzatori hanno esteso le richieste oltre la politica militare, includendo il diritto alla casa e le condizioni materiali necessarie per vivere e studiare. La presenza di gruppi diversi rispecchia la volontà di collegare il tema delle risorse pubbliche alle esigenze di chi chiede servizi, istruzione e maggiore sicurezza economica.
Nel corso degli interventi è stata rilanciata anche la prospettiva di allargare la protesta a livello nazionale. «Oggi gli studenti di questa città ci hanno dimostrato che scendere in piazza è quello che ci tiene uniti insieme a lavoratori, agricoltori», ha affermato la portavoce del coordinamento. Tra gli slogan scanditi dai partecipanti è comparsa anche la richiesta di bloccare il Paese, segnale della volontà di trasformare le rivendicazioni contro il riarmo e il carovita in una mobilitazione che coinvolga settori sociali differenti.
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