Tom Pidcock vince la Milano-Torino, attacco trionfale a Superga
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Redazione Sport
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Nell’edizione numero 107, quella che celebrava il centocinquantenario dalla prima storica partenza, la Milano-Torino ha trovato in Tom Pidcock il suo mattatore: il britannico del team Pinarello-Q36.5 ha fatto sua la classica più antica del mondo con uno scatto secco, lanciato a 700 metri – secondo alcune ricostruzioni, la distanza sarebbe stata di 600, a seconda dei differenti rilevamenti cronometrici – dall’ingresso nell’ultima, decisiva, asperità che conduce alla Basilica di Superga. Una progressione irresistibile, quella del 26enne di Leeds, che non ha lasciato scampo a Tobias Halland Johannessen, secondo al traguardo con un ritardo di quattro secondi, e a Primož Roglič, terzo a cinque secondi, dimostrando ancora una volta come le sue caratteristiche di passista-scalatore possano esaltarsi su percorsi mossi e selezione naturale del gruppo.
Il via da Rho, comune dell’hinterland milanese, aveva dato il la a una frazione di 174 chilometri inizialmente piatti, ma il copione, fedele alla tradizione, prevedeva che il copione si infiammasse soltanto nel doppio passaggio sulla salita di Superga: una rampa di quasi cinque chilometri con pendenze medie superiori al nove per cento e punte che toccano il quattordici. E lì, dove i grandi interpreti del ciclismo mondiale sono chiamati a scoprire le proprie carte, si è consumato il vero teatro della corsa. Un drappello di fuggitivi, composto da Alessandro Milesi, Valentin Ferron, Patrick Konrad, Andrea Pietrobon, Mathieu Burgaudeau e Adrien Maire, aveva provato ad anticipare gli eventi, ma il plotone, guidato dalle formazioni dei big, non ha mai concesso un margine superiore al minuto e mezzo. Sul primo passaggio in salita è stato proprio Roglič, con la sua andatura inconfondibile, da fermo sui pedali, a dettare il ritmo, selezionando un gruppetto ristretto nel quale figuravano, tra gli altri, Jefferson Alexander Cepeda, Cian Uijtdebroeks e naturalmente Pidcock.
La discesa successiva, tecnica e veloce, aveva ricucito gli strappi, riportando sotto una dozzina di unità, ma era chiaro a tutti che la volata di Superga, la seconda e definitiva ascesa, avrebbe riservato il verdetto. E qui, dopo i tentativi a ripetizione di Uijtdebroeks e Cepeda, e dopo una fase di stallo nella quale i favoriti sembravano quasi studiarsi, Pidcock ha piazzato la stoccata vincente. Uno scatto in crescendo, partito dai 600 metri, che ha sorpreso lo stesso Johannessen e un Roglič apparso in controllo ma incapace di replicare con la medesima immediatezza. Il britannico, che aveva confessato qualche difficoltà a interpretare le mosse dello sloveno – “è duro da leggere, perché non si alza mai dalla sella”, avrebbe dichiarato a caldo – ha allungato in modo deciso, guadagnando quei quattro secondi che sulla linea del traguardo sarebbero valsi l’undicesimo sigillo in carriera e il secondo successo stagionale dopo la tappa andalusa di febbraio.




