Tom Pidcock vince la Milano-Torino sul traguardo di Superga, battuti Johannessen e Roglic
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Redazione Sport
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Nella cornice del 150esimo anniversario della corsa più antica del mondo, è stato il britannico Tom Pidcock a imporre la propria legge sui tornanti che portano alla Basilica di Superga, teatro quest’oggi, mercoledì 18 marzo, del suggestivo epilogo della 107ª edizione della Milano-Torino. Il corridore del team Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team, lo stesso che vanta due titoli olimpici nel mountain bike e un repertorio da passista-scalatore capace di esaltarsi sulle pendenze più arcigne, ha piazzato lo scatto decisivo a settecento metri dallo striscione d’arrivo, regolando di fatto un gruppetto di favoriti che fino a quel momento si era studiato, forse anche troppo, lungo gli ultimi cinque chilometri di salita. Una progressione secca, inesorabile, quella del 26enne di Leeds, che ha lasciato sul posto prima Primoz Roglic – il sloveno della Red Bull-Bora-hansgrohe, vincitore qui nel 2021 e oggi terzo a cinque secondi – e poi il norvegese Tobias Halland Johannessen, portacolori della Uno-X Mobility, il quale ha dovuto accontentarsi della piazza d’onore, migliorando comunque il quarto posto dell’edizione precedente.
L’attacco nella fase clou e la gestione tattica degli inseguitori
La frazione, partita sotto un cielo incerto da Rho, nell’hinterland milanese, ha visto inizialmente un tentativo di fuga che ha coinvolto sei coraggiosi, tra cui spiccavano i nomi di Patrick Konrad e Mathieu Burgaudeau, presto ripresi però dall’implacabile lavoro di controllo esercitato dalle grandi squadre. È stato sul doppio passaggio del colle di Superga, una salita di quasi cinque chilometri con pendenze medie superiori al nove per cento, che la corsa ha trovato la sua vera dimensione. Roglic, come sua abitudine, ha provato ad accendare le polveri già sul primo scollinamento, selezionando un drappello di una dozzina di unità che comprendeva, oltre a Pidcock e Johannessen, anche il giovane Giulio Pellizzari, quarto al traguardo e miglior italiano di giornata, oltre a Cian Uijtdebroeks e Jefferson Alexander Cepeda. Proprio il belga della Movistar ha provato più di un allungo nel tratto conclusivo, ma senza riuscire a guadagnare un margine significativo, complice anche la marcatura stretta di Roglic e la reattività di Pidcock.
La prestazione di Pellizzari e il contesto della classica piemontese
Per l’azzurro della Red Bull, Giulio Pellizzari, si tratta di un piazzamento di rilievo che ne conferma la crescita su percorsi di questo tipo, nonostante qualche incertezza nei momenti cruciali e il fatto che abbia pagato probabilmente lo sforzo della recente Tirreno-Adriatico, dove aveva lottato per il podio. Il suo arrivo a undici secondi dal vincitore, in scia a Roglic, lascia comunque ben sperare in ottica futura per il movimento italiano, da tempo alla ricerca di un nuovo interprete per le corse di un giorno e le brevi corse a tappe. Pidcock, al secondo successo stagionale dopo una frazione alla Vuelta a Andalucia, ha dimostrato di aver ritrovato quella scintilla che talvolta gli era mancata nella passata annata, e lo ha fatto nel modo più iconico possibile: staccando tutti sul traguardo che domina Torino, quello stesso luogo che evoca memorie gloriose e tragiche – si pensi alla trageda del Grande Torino – e che oggi ha celebrato invece la potenza efebica di un campione che guarda già alla prossima classifica di Sanremo.
I festeggiamenti per i centocinquant’anni e il contorno mediatico
L’edizione del giubileo, va ricordato, non è stata solo gara ma anche celebrazione diffusa sul territorio: fino a oggi la cancellata della Mole Antonelliana ha ospitato una mostra all’aperto con fotografie d’epoca e riproduzioni di pagine storiche della Gazzetta dello Sport e del Corriere della Sera, a testimoniare il radicamento profondo di una competizione che vide la luce nel lontano 1876. Pidcock, dal canto suo, ha parlato di una corsa “strana”, quasi si trattasse della prima uscita stagionale per le sensazioni avute in sella, ma quando ha caputo che il momento era propizio non ha esitato a sferrare il colpo, consapevole della difficoltà di leggere le mosse di un veterano come Roglic, abilissimo a muoversi sempre restando seduto sulla sella. Un successo, il suo, che lo consacra come secondo britannico nell’albo della Milano-Torino dopo Mark Cavendish nel 2022, e che rilancia prepotentemente le sue ambizioni in vista degli appuntamenti primaverili.




