La Milano-Torino compie 150 anni, corsa leggendaria tra ricordi e nuove sfide a Superga

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Oggi, mercoledì 18 marzo, il ciclismo mondiale celebra un traguardo che nessun'altra classica può vantare: la Milano-Torino spegne centocinquanta candeline. La corsa più antica del mondo, nata nel lontano 1876, si presenta allo start di Rho con un peso della storia sulle spalle che pochi altri eventi possono eguagliare, forte di un albo d'oro che è un vero e proprio manuale del ciclismo italiano e internazionale. La prima edizione, quella del 1876, la vinse Paolo Magretti, un nome che ai più oggi dirà poco ma che impiegò dieci ore e nove minuti per coprire i centocinquanta chilometri che separano i due capoluoghi, iscrivendo per primo il proprio nome in un elenco destinato a infoltirsi con autentici mostri sacri come Costante Girardengo, Francesco Moser, Giuseppe Saronni e Gianni Bugno, solo per citare alcuni di coloro che hanno contribuito a creare la leggenda di questa competizione.

Un tracciato che parla piemontese, con la doppia ascesa alla basilica simbolo

La 107ª edizione di fatto, la numero 150 dalla fondazione, si snoderà su un percorso di 174 chilometri che prenderà il via da Rho, nell'hinterland milanese, per andare a concludersi nel modo più spettacolare possibile, quello che ormai da alcuni anni caratterizza la corsa: la doppia scalata alla Basilica di Superga. Dopo una prima parte pianeggiante che attraversa le risaie tra Novara e Vercelli, il copione cambia radicalmente all'avvicinarsi a Torino. I corridori affronteranno per due volte la salita che porta al tempio sabaudo, un muro di quasi cinque chilometri con pendenze medie superiori al nove per cento e punte che toccano il quattordici, un vero e proprio spartiacque che promette di fare selezione e regalare spettacolo. Il circuito finale, tecnico e impegnativo con la discesa verso Rivodora che riporta ai piedi dello strappo, metterà a dura prova le gambe e la testa degli atleti, chiamati a dosare le energie per l'ultimo, decisivo sforzo.

La sfida interna alla Red Bull, con Pellizzari e Roglic pronti a darsi battaglia

Tanta della curiosità, alla vigilia, ruota attorno alla dinamica interna della Red Bull - Bora - Hansgrohe, che si presenta al via con due punte di diamante di assoluto livello. Da una parte c'è lo sloveno Primoz Roglic, che a Superga ha già vinto cinque anni fa e che conosce perfettamente questi arrivi; dall'altra c'è l'azzurro Giulio Pellizzari, giovane promessa del ciclismo italiano reduce da un ottimo podio alla Tirreno-Adriatico e desideroso di consacrarsi definitivamente. Il marchigiano, nonostante un fastidio al ginocchio che lo ha accompagnato negli ultimi giorni, non nasconde le proprie ambizioni e si presenta ai nastri di partenza con l'unica intenzione di giocarsi la vittenza, in quella che si preannuncia una gara di attesa e colpi di scena, dove la convivenza in squadra di due potenziali capitani potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio o, al contrario, la chiave per dominare la corsa.

Memorie di campioni e una città che si veste a festa per la storia

A testimoniare il fascino senza tempo della classica ci sono anche le parole di chi l'ha vissuta da protagonista. Francesco Moser, lo "sceriffo", ricorda con nitidezza quel 5 marzo 1983 quando tagliò il traguardo in trionfo al Motovelodromo di corso Casale: una vittoria costruita su un doppio sprint, prima all'ingresso dell'impianto e poi in pista, che fece il paio con il successo al Giro del Piemonte di quasi dieci anni prima e che cementò il suo feeling con questa regione. Per celebrare l'anniversario, Torino si è messa in vetrina: fino a oggi la cancellata della Mole Antonelliana ospita una mostra all'aperto che espone fotografie storiche della corsa e riproduzioni di pagine del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport, creando un ponte ideale tra la passione di ieri e quella di oggi, tra i campioni del passato e i giovani che proveranno a scrivere il proprio nome nell'albo d'oro.

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