Un milione di assunzioni nella Pa entro il 2032: Zangrillo annuncia il piano per il ricambio generazionale
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Redazione Interno
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Il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, intervenuto al Festival dell’Economia di Trento, ha delineato i contorni di una trasformazione imponente che coinvolgerà l’apparato burocratico nei prossimi sei-sette anni. Si tratta, nel dettaglio, di trovare le risorse umane necessarie a coprire un milione di posti di lavoro, una cifra che corrisponde, per così dire, all’onda lunga delle cessazioni per raggiungimento dei requisiti anagrafici entro il 2032. La macchina amministrativa, spiega il titolare del dicastero, ha già avviato una marcia di avvicinamento a questo traguardo, avendo reclutato seicentoquarantamila persone nell’arco del triennio 2023. Un risultato che Zangrillo ha definito di straordinaria importanza, soprattutto se letto alla luce del “blocco del turnover” degli anni precedenti, quello che aveva fatto schizzare l’età media dei dipendenti pubblici oltre la soglia dei cinquant’anni.
L’accelerazione del 2026 tra numeri e nuove tecnologie
Il passo successivo di questa strategia occupazionale si concretizzerà già nel corso di quest’anno, il 2026. Le previsioni del ministro indicano una forchetta compresa tra le duecentomila e le duecentocinquantamila nuove entrate. Un volume di assunzioni, questo, che non solo mantiene il ritmo sostenuto degli ultimi esercizi, ma lo consolida. A rendere possibile questa impennata – lo ha ricordato Zangrillo – è stata la profonda ristrutturazione delle procedure concorsuali. I tempi di selezione, un tempo eterni e causa di forte demoralizzazione tra i candidati, sono stati ridotti drasticamente da quasi due anni e mezzo a circa cinque mesi. Portale “inPA” e sistemi di formazione come “Syllabus” e “Minerva” giocano un ruolo cruciale in questo cambiamento, fungendo da leve per attrarre i talenti under 35 – che rappresentano ormai una fetta consistente degli iscritti – e per aggiornare le competenze del personale verso le transizioni digitale ed ecologica.
La fine del mito del “posto fisso” e la sfida dell’intelligenza artificiale
Dietro a questi numeri, a ben vedere, si cela un cambio di paradigma culturale piuttosto netto. Zangrillo ha più volte insistito sul fatto che l’attrattività della Pa non può più basarsi sull’antico mito del posto sicuro a vita, un’idea che le nuove generazioni sembrano aver definitivamente archiviato. La pubblica amministrazione, quindi, si trova oggi a competere con il settore privato per accaparrarsi le competenze migliori. Ed è qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale, lungi dall’essere vista come una minaccia occupazionale. Il ministro ne ha sottolineato il potenziale come strumento per rendere le amministrazioni più veloci e reattive, citando progetti come “Norma Ai” per semplificare l’accesso alle leggi; l’obiettivo dichiarato è quello di alleggerire il carico burocratico per lasciare spazio a quelle capacità – l’intelligenza emotiva e l’ingegno – che nessuna macchina, per quanto evoluta, potrà mai replicare.
Qualità della spesa e merito: il volto della nuova amministrazione
Se da un lato si moltiplicano le risorse in ingresso, dall’altro il ministro ha posto l’accento sulla necessità di alzare l’asticella della qualità. L’età media del dipendente tipo, che era salita fino a cinquantuno anni, ha iniziato a scendere attestandosi sulla soglia dei quarantotto, un segnale di ringiovanimento che porta con sé nuove attitudini tecnologiche. Zangrillo ha collegato questa ondata di assunzioni anche a un disegno di legge sul merito attualmente in esame parlamentare. L’idea, come ha avuto modo di spiegare, è quella di costruire una macchina capace di premiare i risultati concreti e offrire percorsi di crescita reali, allontanando definitivamente lo spettro della stagnazione professionale che per decenni ha penalizzato l’efficienza degli uffici pubblici. Un piano ambizioso che, almeno sulla carta, promette di rinnovare profondamente il volto dello Stato.




