Il giallo della ricina a Campobasso: interrogati per dieci ore marito e figlia, ma gli investigatori non convincono

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono bastati pochi istanti, forse un boccone avvelenato consumato tra il 23 e il 24 dicembre, per spezzare la vita di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara. A distanza di oltre tre mesi da quei fatti, la procura di Larino, guidata da Elvira Antonelli, scava ancora nel mistero di Pietracatella, cercando di dare un volto e un movente a un duplice omicidio premeditato che ha dell'incredibile. L’ipotesi del rilascio lento della tossina, inizialmente circolata negli ambienti investigativi, è stata infatti scartata: i consulenti del centro antiveleni di Pavia hanno stabilito che la ricina fu somministrata in un’unica soluzione, in una dose massiccia capace di agire in modo fulmineo e devastante sull’organismo delle due vittime.

Dieci ore di fuoco in questura

La vera svolta formale dell'inchiesta, quella che ha trasformato un banale sospetto di intossicazione alimentare in una caccia all’assassino, è arrivata solo a fine marzo, quando le analisi del sangue (ripetute poi in Svizzera e negli Stati Uniti per conferma) hanno restituito l’allarme: c’era la ricina. Da quel momento, il cerchio si è stretto inevitabilmente attorno a chi condivideva la tavola con le due donne. E così, nella giornata dell’8 aprile, la questura di Campobasso è diventata il palcoscenico di un interrogatorio serrato. Gianni Di Vita, commercialista del posto ed ex primo cittadino di Pietracatella, insieme alla figlia maggiore Alice (l’unica, quella fatidica sera del 23 dicembre, a cenare fuori con amici, scampando così al veleno), è stato sottoposto a un vero e proprio tour de force. L’uomo, che aveva accusato un malore (tanto da essere trasferito allo Spallanzani di Roma) ma nel cui sangue non è stata trovata traccia della tossina, si è presentato senza avvocato, dichiarandosi “tranquillo” nonostante l’immenso dolore per la perdita della moglie e della figlia.

Le crepe nella versione dei superstiti

Nonostante la durata impressionante dei colloqui (Gianni ha parlato per quasi sei ore, seguito da oltre tre ore e mezza di Alice), e nonostante le loro versioni risultassero formalmente coincidenti, qualcosa non ha completamente soddisfatto i pm. Secondo quanto trapela dagli ambienti della squadra mobile guidata da Marco Graziano, alcuni “passaggi” della narrazione fornita dalla famiglia non avrebbero del tutto convinto gli inquirenti, lasciando aperti spiragli inquietanti sulla dinamica di quei pasti. L’attenzione, al momento, è tutta concentrata su tre momenti specifici: la cena del 23, il pranzo e la cena della Vigilia di Natale. Sotto la lente d’ingrandimento non ci sono solo i piatti cucinati in casa (alcuni a base di funghi che avevano tratto in inganno i primi soccorsi), ma anche i regali ricevuti da Gianni Di Vita: ceste natalizie, barattoli di marmellata e confetture che qualcuno potrebbe aver contaminato sapendo che sarebbero finite in tavola.

Un giallo che richiede una nuova ricostruzione

“La mia famiglia è distrutta, io sono a vostra disposizione, voglio solo la verità”. Queste, riportate dagli organi di stampa, sarebbero state le parole pronunciate da Gianni Di Vita al termine dell’incontro con la procuratrice Antonelli. Eppure, mentre padre e figlia lasciavano la questura (introdotti da un ingresso secondario per eludere i flash dei fotografi), un altro tassello si aggiungeva al mosaico. Dopo le 20, infatti, è stata convocata per un interrogatorio di circa tre ore anche una cugina dell’uomo, il cui contenuto del colloquio è al momento rimasto totalmente blindato. L’indagine, al momento, resta formalmente “contro ignoti”, ma il numero delle persone sentite (parenti, amici, conoscenti) ha ormai superato la ventina, segno che la procura sta tentando di ricostruire ogni più piccolo dettaglio della vita privata della famiglia. Nei prossimi giorni, è atteso un nuovo sopralluogo nella casa di Pietracatella (ancora sotto sequestro) e la relazione definitiva dal centro antiveleni, due elementi che potrebbero finalmente fornire la svolta decisiva a questo drammatico puzzle.

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