Leone XIV a Pompei: «Mi sento il primo benedetto» e invoca la pace «plachi gli odi fratricidi»
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Redazione Interno
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Pompei, oggi, si è svegliata sotto il segno di una devozione antica ma anche di una ricorrenza istituzionale precisa: l’anniversario dell’elezione di Papa Leone XIV, che ha scelto questa piazza, gremita da migliaia di fedeli, per celebrare simbolicamente il suo primo anno di pontificato. Il Pontefice, atterrato in elicottero poco prima delle nove, ha subito incontrato le realtà impegnate nelle opere di carità del Santuario — un gesto che ha preceduto l’abbraccio con la folla. A bordo della piccola papamobile predisposta per lui, Leone XIV si è lasciato avvolgere dall’entusiasmo dei presenti, distribuiti soprattutto in piazza Bartolo Longo, restituendo un’immagine di grande vicinanza umana. «Buongiorno Pompei, grazie per la vostra presenza», ha esclamato a sorpresa il Papa all’altare allestito sotto il sagrato, riscaldando l’atmosfera prima di condurre la preghiera collettiva.
Un grido contro la rassegnazione e le macerie della guerra
Nel corso dell’omelia, che ha preceduto la solenne Supplica alla Madonna del Rosario, la voce del Papa si è fatta grave e incisiva, scolpendo parole che riecheggiano l’urgenza del suo magistero incentrato sulla pace. «Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono», ha affermato Leone XIV, indicando nell’economia che favorisce il commercio delle armi uno degli ostacoli concreti alla tregua mondiale. Il Pontefice ha invocato un’«effusione sovrabbondante di misericordia» che sappia «placcare i rancori e gli odi fratricidi», chiedendo che questo tocco divino illumini soprattutto quanti detengono «speciali responsabilità di governo». Era, quella di Francesco (nome di regno dell’ex cardinale Prevost), una vera e propria supplica affinché la «carezza di Dio» scenda proprio laddove la guerra ha lasciato macerie materiali e spirituali.
Il legame con Bartolo Longo e l’abbraccio ai sofferenti
Prima ancora di salire sull’altare, il Papa aveva voluto rendere omaggio alla tomba di san Bartolo Longo, il fondatore del santuario che egli stesso ha canonizzato qualche mese fa. Nel ricordare la figura di quell’uomo — giunto in una valle funestata dalla malaria e dai briganti — Leone XIV ne ha esaltato la capacità di vedere il volto di Cristo anche nei figli dei carcerati e negli orfani, trasformando un luogo di miseria in un centro di vita cristiana. «Alla base di tutto c’è la preghiera e in particolare il Santo Rosario», ha ribadito il Papa, definendolo il «motore nascosto» che sostiene l’intera opera caritatevole del santuario. Questo messaggio si è intrecciato con i gesti concreti della mattinata: l’incontro riservato con gli ammalati e le persone con disabilità, ai quali il Pontefice si è rivolto con parole di conforto, definendosi «il primo benedetto» a poter varcare quella soglia in un giorno così solenne.
L’attesa della folla e il valore della Supplica
Mentre l’orologio si avvicinava a mezzogiorno, la pressione della folla è cresciuta lungo le transenne della città mariana; molti, arrivati durante la notte muniti di sedie pieghevoli, attendevano di assistere a un evento raro: la prima volta che un Pontefice presiede personalmente la Supplica alla Madonna del Rosario nel giorno della sua festa. Se per i fedeli la presenza del Papa rappresenta «una grazia» e un’occasione per pregare con lui contro le guerre, per il Vaticano si tratta della chiusura ideale di un anno in cui il tema della «pace disarmata» ha dominato l’agenda. Da questo santuario, la cui facciata fu concepita dallo stesso Longo come un monumento alla pace, il Papa ha affidato l’umanità intera alla Vergine, senza facili ottimismi ma con la determinazione di chi sa che «nessuna potenza terrena salverà il mondo» da solo.




