Leone xiv a Pompei: «Non rassegniamoci alla guerra» e l’abbraccio di Napoli contro i clan

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un anno esatto da quella sera dell’8 maggio, quando dal loggione di San Pietro il nuovo pontefice, appena eletto, esordì con un «La pace sia con voi», e oggi quel «rovello», come lo definiscono i suoi più stretti collaboratori, si ripropone con la stessa urgenza. Leone xiv, nel primo anniversario del pontificato, ha scelto Pompei come palcoscenico ideale per ricordare al mondo che non ci si può «rassegnare a immagini di morte»; una scelta, quella del santuario dedicato alla Madonna, densa di significati personali – basti pensare che proprio a lei fece omaggio nel suo primo discorso da papa – e al tempo stesso proiettata verso un presente segnato da conflitti quotidiani. La folla, già dalle prime luci dell’alba, ha riempito piazza Bartolo Longo e le vie limitrofe, con molti fedeli rimasti oltre le transenne per mancato posto in piazza, mentre l’atterraggio in elicottero del pontefice, previsto per le 8,45 nell’area meeting, ha dato il via a una giornata diventata subito storica.

La messa in piazza e la supplica contro le guerre

Presiedendo la celebrazione eucaristica davanti a migliaia di persone, il papa americano – che da oltre un anno siede sul trono di Pietro senza mai aver dimenticato le sue origini d’oltreoceano – ha ribadito con forza un concetto semplice e insieme radicale: non possiamo rassegnarci alla guerra, né a quelle lontane né a quelle che soffocano i territori da dentro. Durante la supplica alla Vergine, il momento più raccolto della mattinata, le sue parole hanno scavato un solco profondo nell’attenzione generale, quasi a voler trasformare un gesto tradizionale in un atto politico dal respiro universale. Eppure, già prima di concludere la funzione, l’arcivescovo di Pompei, Tommaso Caputo, insieme alle autorità locali come il presidente della Regione Roberto Fico, il sindaco metropolitano Gaetano Manfredi e Andreina Esposito per il Comune, aveva dato il benvenuto a un pontefice che non ha mai amato le distanze di cerimoniale.

L’abbraccio di Napoli e la guerra alla criminalità

Nel pomeriggio, lo spostamento a Napoli ha trasformato l’intera giornata in un abbraccio corale: quasi settantamila persone tra Pompei, la cattedrale e piazza del Plebiscito hanno accompagnato il pontefice in quello che molti hanno definito un «viaggio nella ferita» della città metropolitana. Perché Leone xiv, mentre parlava al mondo di pace, ha voluto mettere a tacere un’altra guerra, spesso silenziosa ma altrettanto letale: quella della criminalità organizzata. «La presenza e l’azione dello Stato – ha detto – è più che mai necessaria per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e toglier...», lasciando la frase in sospeso ma il messaggio chiarissimo. L’abbraccio di Napoli, «città dai mille colori», secondo la definizione affettuosa usata dallo stesso pontefice, è diventato così un monito indiretto contro i clan, un invito a non rassegnarsi neppure dinanzi a quella forma di morte civile.

Storia e attualità si intrecciano nel viaggio campano

La scelta di Pompei, lo si è capito fin dai preparativi, non è stata affatto casuale: il santuario mariano per eccellenza, legato alla figura di Bartolo Longo, offre una cornice dove il sacro e il sociale si intrecciano da secoli. Qui, tra gli scavi archeologici che raccontano di un’altra distruzione – quella del Vesuvio – e la devozione popolare più autentica, Leone xiv ha voluto piantare un segno di pace fisico, quasi tangibile. Molti, tra i fedeli arrivati anche dalla Campania più profonda, hanno notato come il pontefice abbia evitato ogni retorica trionfalistica, limitandosi a ripetere che «non possiamo rassegnarci» dinanzi a nessuna immagine di morte. Né le guerre convenzionali né quelle mafiose, insomma, meritano rassegnazione. L’appello, chiaro e diretto, ha trovato ascolto in una piazza che – tra cori e silenzi – ha restituito al papa un affetto che sembra andare oltre la semplice liturgia. Quasi a suggellare un patto: quello tra un pontefice che guarda lontano e una terra abituata a lottare ogni giorno per la propria rinascita.

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