Dazi, la rappresaglia selettiva dell’Europa: colpiti i prodotti degli stati repubblicani
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Redazione Esteri
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L’Unione europea ha scelto con cura i prodotti americani su cui imporre dazi per un valore complessivo di 26 miliardi di euro, una mossa che non sembra casuale. La maggior parte delle esportazioni colpite proviene infatti da stati a maggioranza repubblicana, un dettaglio che non passa inosservato. Questa decisione, che arriva come risposta alle tariffe del 25% su acciaio e alluminio annunciate da Donald Trump e previste per aprile, rivela un calcolo politico preciso. L’Europa, provocata, ha deciso di non restare a guardare, optando per una ritorsione mirata che punta a colpire laddove il dolore politico potrebbe farsi sentire di più.
Tra i settori più esposti alle conseguenze di questa guerra commerciale ci sono quelli della farmaceutica, della cantieristica e dell’automotive, che rischiano di subire perdite significative. Secondo stime recenti, il comparto industriale italiano potrebbe vedersi costretto a cancellare fino a 5 miliardi di fatturato entro il 2025, un danno che il ministro Giorgetti non ha esitato a definire pesante. Le aziende italiane, già alle prese con le incertezze del mercato globale, si trovano ora a dover affrontare un ulteriore ostacolo, mentre il governo cerca di valutare contromisure per proteggere il tessuto produttivo nazionale.
La situazione, già tesa, ha visto un’ulteriore escalation quando, poche ore dopo l’entrata in vigore dei dazi statunitensi, sia l’Europa che il Canada hanno annunciato le loro ritorsioni. Ottawa, in particolare, ha previsto misure che colpiranno beni americani per un valore di 20 miliardi di dollari, includendo non solo metalli ma anche prodotti tecnologici come computer e componenti elettronici. Una mossa che, se da un lato dimostra la volontà di non cedere alle pressioni di Washington, dall’altro rischia di alimentare ulteriormente la spirale del protezionismo.
Trump, definito da molti come l’aggressore in questa vicenda, ha portato avanti una politica commerciale che molti considerano imperialista, basata sull’uso dei dazi come arma per ridisegnare gli equilibri economici globali. L’Europa, dal canto suo, ha reagito con misure altrettanto dure, cercando di bilanciare la forza della ritorsione con una strategia che punta a colpire in modo selettivo.




