Tommaso Giacomel entra nella storia del biathlon con un’impresa senza precedenti

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A Oberhof, teatro tradizionalmente avaro di certe emozioni, Tommaso Giacomel ha scritto una pagina destinata a restare negli annali dello sport italiano. Nel corso di un inseguimento folle e paradossale, il venticinquenne atleta trentino ha infatti centrato la terza vittoria consecutiva in Coppa del Mondo, un traguardo mai raggiunto prima d’ora da un biatleta azzurro, per poi agganciare, come logico corollario di tanta grandezza, anche la vetta della classifica generale. Un exploit che, per trovare un precedente nell’Italia maschile, costringe a tornare indietro di decenni, a quando Johann Passler prima e Andreas Zingerle poi riuscirono nell’impresa, rispettivamente nel 1988 e nel 1992. Il tutto mentre, nel pomeriggio, la formazione femminile della staffetta si classificava al decimo posto, senza poter contare su due atlete del calibro di Lisa Vittozzi e Dorothea Wierer.

Una vittoria costruita contro ogni pronostico

Ciò che rende unica la prestazione di Giacomel, oltre al freddo dato statistico, è la modalità con cui è stata costruita, ovvero contro ogni più rosea previsione. Commettendo ben sei errori di tiro nelle prime tre serie di colpi, l’azzurro sembrava infatti aver volontariamente precluso ogni ambizione di successo, consegnandosi a un distacco dalla vetta che appariva proibitivo. Eppure, è proprio nell’ultima visita al poligono che il campione ha saputo ribaltare completamente la situazione, chiudendo con una serie perfetta e stabilendo le condizioni per una rimonta finale, in sciolina, di quelle che lasciano il segno. Un capolavoro di nervi saldi e resistenza fisica, che lui stesso, subito dopo il traguardo, ha definito con una metafora efficace, sottolineando come “Oberhof sia l’università del biathlon”, un luogo di prova durissima dove ogni vittoria ha un sapore speciale.

Un sabato di luci e ombre per lo sport invernale italiano

La giornata di ieri, che ha visto l’Italia conquistare sette podi internazionali tra vittorie, secondi e terzi posti, ha quindi il suo faro più luminoso proprio nella figura di Giacomel. In un contesto generale che, a quattro settimane dall’inizio dei Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026, conferma l’ecletticità del movimento italiano negli sport del ghiaccio e della neve, il biathlon maschile si candida a essere uno dei fiori all’occhiello della spedizione. Accanto ai successi, come quello ottenuto anche nello snowboard, non sono tuttavia mancate alcune delusioni, specie nello sci alpino e nello speed skating, a ricordare come il percorso verso l’appuntamento a cinque cerchi sia ancora costellato di incognite e di margini di miglioramento.

La sportività come cifra distintiva del campione

Se i numeri parlano di un atleta ormai maturo per competere stabilmente ai massimi livelli, le parole di Giacomel rivelano un profilo umano di rara onestà intellettuale. “Oggi non meritavo di vincere”, ha dichiarato con disarmante franchezza al termine della gara, nonostante avesse appena indossato la maglia di leader della Coppa del Mondo. Un commento che, lungi dall’essere una forma di falso modestia, sembra invece riflettere una piena consapevolezza della fortuna e della combattività che talvolta si mescolano al talento. La sua attribuzione di un ruolo di “più forte” a un avversario diretto, non fa che completare il quadro di un campione la cui grandezza si misura anche fuori dalla pista, in quell’atteggiamento di rispetto per la disciplina e per i rivali che costituisce, forse, la vera radice dei successi più duraturi.

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