Milano taglia le keybox, settanta cassette portachiavi rimosse dalla polizia locale
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Redazione Interno
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L’operazione, partita all’alba del 5 gennaio e proseguita intensamente anche nel giorno seguente, ha visto gli agenti della polizia locale, in stretta sinergia con il Nucleo interventi urgenti, muoversi capillarmente in diverse aree della città. Il loro obiettivo, chiaro e definito da una recente modifica normativa, era quello di eliminare dal tessuto urbano quelle cassettine metalliche – comunemente note come keybox o lockbox – che, agganciate a ringhiere, pali della luce o altri elementi di arredo pubblico, sono diventate il simbolo fisico e controverso della proliferazione degli affitti brevi. In meno di quarantotto ore, ne sono state rimosse circa settanta, un’azione concreta che ha dato immediata esecuzione al nuovo indirizzo dell’amministrazione comunale.
Il peso normativo del nuovo regolamento
A legittimare l’intervento, che alcuni considerano drastico ma altri attendevano da tempo, è stata la delibera approvata dal Consiglio comunale lo scorso 4 dicembre. In quella data, modificando specificamente il Regolamento di Polizia Urbana, è stato espresso un divieto categorico: l’installazione di qualsiasi dispositivo atto alla custodia di chiavi su suolo pubblico, come recinzioni, segnaletica stradale o cancellate, è divenuta un’infrazione sanzionabile. Milano, in questo modo, si è allineata ad altre grandi città italiane – Roma e Firenze in testa – che hanno già intrapreso la stessa strada per tentare di regolamentare, anche attraverso il controllo dello spazio condiviso, un fenomeno economico dagli impatti sociali rilevanti. La norma, di per sé, non vieta l’attività di affitto a breve termine, ma ne impedisce una modalità operativa finora molto diffusa, rendendo più complessa la gestione degli accessi per i turisti.
Il municipio 5, epicentro delle rimozioni
Se l’azione è stata estesa a diversi quartieri, è il Municipio 5 ad avere registrato la concentrazione più alta di dispositivi rimossi. In quell’area, che comprende zone di grande richiamo turistico come i Navigli, sono state tagliate e asportate quaranta keybox, più della metà del totale. Questo dato, peraltro, non stupisce chi osserva da vicino il mercato immobiliare milanese, essendo quelle zone tradizionalmente fra le più battute dalle piattaforme di affitto temporaneo. L’operato delle forze dell’ordine, del resto, non si è limitato alla mera rimozione fisica: ai proprietari degli alloggi – identificabili tramite i dati associati alle cassette – verrà notificata una sanzione amministrativa, che graverà dunque direttamente su di loro e non sui gestori delle piattaforme digitali.
Le implicazioni per il settore degli affitti brevi
La misura, al di là dell’impatto immediato sulle strade, solleva interrogativi non banali sul futuro della gestione pratica degli affitti turistici nella città. L’assenza delle cassette, infatti, costringerà i proprietari a ripensare completamente il sistema di consegna e ritiro delle chiavi, probabilmente spostando gli scambi verso soluzioni digitali più avanzate o, in alternativa, verso incontri di persona con gli ospiti. Entrambe le opzioni presentano criticità: la prima richiede investimenti tecnologici, la seconda un dispendio di tempo non indifferente. Quel che è certo, ed è il dato di cronaca nera che talvolta emerge dalle inchieste delle forze dell’ordine, è che le keybox abbandonate in luoghi pubblici e poco sorvegliati hanno talvolta creato occasioni di vulnerabilità, esponendo gli appartamenti a rischi di intrusione non autorizzata o facilitando attività illecite. L’intervento municipale, pertanto, si inserisce anche in un più ampio discorso di sicurezza urbana e controllo del territorio, ambito nel quale la polizia locale è costantemente impegnata con operazioni di prevenzione e contrasto.




