Gaza, mancano incubatrici per i neonati prematuri nel reparto di Khan Younis
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Redazione Esteri
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Nel reparto di neonatologia del Nasser Medical Complex di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, i medici segnalano una grave carenza di incubatrici e ossigeno per assistere i neonati prematuri. Il responsabile del reparto Hatem Daher ha spiegato che il personale è costretto in alcuni casi a sistemare due o tre bambini nella stessa incubatrice per mancanza di apparecchiature sufficienti.
La pressione sul reparto neonatale del Nasser Medical Complex
La struttura sanitaria sta affrontando un aumento dei parti prematuri mentre dispone di risorse limitate per garantire le cure intensive necessarie ai neonati più fragili. Daher ha riferito una crescita significativa dei casi e ha denunciato la scarsità di ventilatori e di ossigeno, elementi indispensabili per il trattamento dei bambini con difficoltà respiratorie.
“Non c'è abbastanza ossigeno per loro e non ci sono incubatrici di riserva nell'ospedale”, ha dichiarato il responsabile della neonatologia. La situazione del reparto si inserisce nella crisi più ampia del sistema sanitario della Striscia, dove diversi ospedali devono gestire interruzioni energetiche e carenze di forniture mediche.
La crisi energetica mette a rischio le apparecchiature salvavita
La disponibilità di energia rappresenta uno dei problemi principali per le strutture sanitarie di Gaza. Il Nasser Medical Complex, come altri ospedali del territorio, dipende dai generatori per mantenere attivi dispositivi fondamentali come ventilatori e sistemi di assistenza neonatale. Le difficoltà nell'approvvigionamento di carburante, olio per motori e pezzi di ricambio hanno aumentato la pressione sugli impianti elettrici ospedalieri.
Le organizzazioni umanitarie hanno segnalato che la riduzione delle forniture energetiche può compromettere il funzionamento di generatori, ambulanze e apparecchiature mediche. Il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia ha evidenziato il ruolo dei ventilatori neonatali per i bambini ricoverati nelle unità di terapia intensiva, sottolineando la carenza di questi strumenti nel reparto di Khan Younis.
Gli sfollamenti aggravano l'emergenza sanitaria
Parallelamente alla pressione sugli ospedali, gli ordini di evacuazione israeliani hanno spinto molti palestinesi a lasciare le proprie abitazioni e a cercare rifugio in altre aree della Striscia. Mohammad Khader, sfollato da Jabaliya, ha raccontato di vivere con la necessità di prepararsi a una fuga improvvisa a causa dei bombardamenti e delle operazioni militari.
L'esercito israeliano ha spiegato in diverse occasioni che gli ordini temporanei di evacuazione precedono operazioni contro obiettivi militari, come depositi di armi o infrastrutture attribuite ad Hamas. La combinazione tra spostamenti forzati della popolazione, danni alle strutture e difficoltà di approvvigionamento ha aumentato le condizioni di vulnerabilità per i pazienti che necessitano di cure continue.
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