Venezia ipoteca la finale, Virtus ancora con le spalle al muro
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Redazione Sport
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La Reyer ha compiuto l'ennesima impresa in questi playoff, se così si può definire la rimonta messa a segno nella tarda serata di ieri al Taliercio. L’Umana Venezia, piegando la Virtù Bologna con il punteggio di 89 a 85, si è portata sul 2-1 nella serie di semifinale scudetto, mettendo una seria ipoteca sulla corsa all’atto conclusivo del campionato.
A decidere le sorti di una partita dal ritmo indiavolato – e giocata sul filo dei nervi – ci ha pensato, ancora una volta, chi quella maglia l’ha già indossata: il centro pisano Amedeo Tessitori, il cui rientro al Taliercio è stato letteralmente da incubo per l’ex squadra.
Il fattore Tessitori e il black-out bianconero
Se è vero che le serie si costruiscono sulla continuità, Venezia ha trovato nel proprio capitano l’architrave su cui poggiare le ambizioni di title. Tessitori, autore di una prestazione maiuscola da 22 punti e 10 rimbalzi, ha letteralmente tenuto a galla i suoi nei frangenti più concitati del match. Non bastava il solo apporto realizzativo, ma ci voleva anche la sua presenza fisica nei momenti di stallo offensivo: la sua doppia-doppia è arrivata con una naturalezza disarmante, quasi fosse una formalità.
Dalla parte opposta, la Virtus deve fare i conti con una statistica beffarda: nonostante un Carsen Edwards in stato di grazia (31 punti in 29 minuti, con un clamoroso 8 su 13 da tre punti), la squadra felsinea è affondata sotto i colpi della difesa lagunare. L’espulsione di Hackett nel corso dell’ultimo quarto – reo di aver rifilato una testata a Candi in una fase di gioco già surriscaldata – ha di fatto lasciato l’Olidata in balia degli eventi, rompendo quell’equilibrio precario che reggeva la contesa.
Un finale da cardiopalma firmato Parks e Bowman
La Virtus, abituata a gestire certi contesti, era comunque riuscita a ricucire lo strappo più pericoloso. Dopo essere stata sul -11, la risposta d’orgoglio firmata Niang e Diouf sembrava aver riportato la freccia nella direzione giusta. Edwards, con l’ennesima tripla dalla distanza proibitiva, aveva risposto colpo su colpo, tenendo vive le residue speranze degli ospiti.
È stato però nel momento clou, a cronometro fermo, che Venezia ha sferrato il colpo del ko: Parks ha dominato la scena con 15 punti pesantissimi, tanti dei quali arrivati nella ripresa, mentre Bowman si è incaricato di firmare i canestri della staffetta finale, quelli che spezzano le gambe agli avversari. La Reyer, nonostante un avizio complicato e percentuali altalenanti, ha saputo pescare energie insperate dal proprio arsenale difensivo, dimostrando una maturità mentale che lascia presagire il definitivo salto di qualità nella gara di domani sera.
Appuntamento con la storia, ma senza calcoli
L’appuntamento per gara-4 è già fissato per domani, sei giugno, sempre sul neutro (anzi, caldissimo) parquet di Mestre. Per la Virtus Bologna, quella che si appresta a vivere è una situazione fin troppo familiare nei playoff: spalle al muro, non si può sbagliare. La squadra di Jakovljevic dovrà trovare a tutti i costi un supporto esterno per il proprio bomber, evitando di sprofondare in quei black-out difensivi che, nella seconda metà di gara, hanno permesso a Tessitori & soci di dilagare.
L’assenza di Vildoza, determinante in regia, si è fatta sentire eccome nella gestione dei possessi decisivi, e solo una reazione corale potrà evitare la débâcle. Dall’altra parte, coach Spahija è chiamato a blindare la concentrazione dei suoi: l’umore del Taliercio, che si prepara a spingere i suoi beniamini verso la finale, rappresenta un’arma a doppio taglio, specie se la partita dovesse rimanere equilibrata fino ai secondi finali. Come spesso accade in questi playoff infuocati, la posta in palio è talmente alta che nessuna delle due può permettersi di gestire l’inerzia.




