Frana sul Monviso, il Soccorso Alpino esclude il coinvolgimento di escursionisti dopo i sopralluoghi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il distacco di un'imponente porzione di roccia dalla parete Nord-Est del Monviso, avvenuto nella serata di ieri, martedì primo settembre, ha tenuto con il fiato sospeso gli appassionati di montagna e gli operatori del soccorso, ma le verifiche condotte nella mattinata di oggi, mercoledì 2 settembre, dal Soccorso Alpino hanno fortunatamente permesso di escludere che qualche persona sia rimasta coinvolta nella frana. Il crollo, che si è verificato intorno alle ore 20, ha interessato un'area prossima ai rifugi Giacoletti e Quintino Sella, situati a un'altitudine che supera i 2.700 metri, e ha generato un fragoroso boato, udibile anche a diversi chilometri di distanza, mentre un'enorme nube di polvere bianca si sollevava, avvolgendo la cima e oscurando la visuale in una scena di potenza devastante. L'evento, che ha visto precipitare a valle un massiccio accumulo di pietre, detriti e sabbia, ha interessato marginalmente anche un tratto del sentiero che conduce verso Pian del Re, località nota per ospitare la sorgente del fiume Po, sollevando immediatamente serie preoccupazioni per l'incolumità di eventuali escursionisti presenti in zona al momento del distacco.

Le verifiche e il mancato arrivo dell'escursionista

Immediatamente dopo il crollo, la situazione è apparsa subito complessa e potenzialmente critica, poiché al Rifugio Quintino Sella era stata segnalata l'anomalia del mancato rientro di un escursionista di nazionalità straniera, circostanza che ha fatto scattare tutte le procedure di emergenza per tentare di localizzarlo e trarlo in salvo, qualora fosse rimasto intrappolato o ferito tra i massi e la polvere.

Le ricerche, iniziate nella serata di ieri con l'ausilio dell'elicottero del Soccorso Alpino, si sono però dovute scontrare con l'impraticabilità delle condizioni operative, sia a causa della grande quantità di polvere ancora in sospensione nell'aria, che limitava drasticamente la visibilità, sia per l'elevata instabilità del fronte di frana, che rendeva estremamente pericoloso qualsiasi avvicinamento o tentativo di atterraggio in prossimità dell'area colpita.

La decisione di rinviare le operazioni più approfondite all'alba si è rivelata quindi una scelta obbligata, dettata dalla necessità di garantire la sicurezza degli stessi soccorritori, e ha così permesso di attendere il sopraggiungere della luce del giorno per condurre accertamenti più mirati e precisi.

Il crollo raccontato dai gestori dei rifugi

La drammaticità dell'evento è stata ben descritta dalle testimonianze dirette raccolte tra i gestori delle strutture ricettive della zona, come Andrea Sorbino, che gestisce il rifugio Giacoletti, il quale ha raccontato di aver assistito in diretta al momento in cui un'intera sezione della parete montuosa si è letteralmente sgretolata davanti ai suoi occhi, lasciando spazio a una scena di caos e polvere che ha subito fatto temere il peggio.

La potenza del boato, unita alla vastità del fronte di distacco, ha immediatamente fatto pensare a un fenomeno di notevole portata, e il timore che qualche escursionista potesse trovarsi proprio sul sentiero interessato dalla caduta dei massi, o nei pressi dei rifugi, ha reso quelle ore iniziali particolarmente tese per chi si trovava a vivere quelle momenti di apprensione.

La frana, che ha coinvolto la parete Nord-Est, un versante storicamente soggetto a processi di degrado e fratturazione a causa delle condizioni climatiche e della variazione del permafrost, ha confermato purtroppo la fragilità di questi territori, messi a dura prova dall'alternarsi di periodi di caldo intenso e di fenomeni meteorologici estremi che minano la stabilità delle rocce ad alta quota.

L'esito dei sopralluoghi e le condizioni del sentiero

I sopralluoghi effettuati nella giornata odierna dal personale specializzato del Soccorso Alpino hanno rappresentato il momento decisivo per fugare i timori più gravi, consentendo non solo di escludere definitivamente il coinvolgimento di persone in seguito al crollo, ma anche di valutare con maggiore precisione lo stato di salute dei percorsi escursionistici limitrofi e i rischi potenziali residui, fornendo un quadro chiaro e rassicurante sulla situazione.

Gli accertamenti hanno infatti confermato che, nonostante l'ingente quantità di materiale roccioso e detriti precipitati a valle, il sentiero che conduce al Pian del Re non ha subito danni strutturali tali da renderlo impraticabile, mentre la ricerca dell'escursionista straniero, inizialmente dato come disperso, è stata risolta positivamente, con il ritrovamento della persona in buona salute e lontana dalla zona colpita, forse avvertita in tempo dal fragore o semplicemente incamminatasi su un percorso diverso da quello previsto.

L'esito positivo delle ricerche e la certezza che nessuno sia rimasto ferito o sepolto sotto i detriti ha restituito un po' di serenità alla zona, anche se l'episodio riporta inevitabilmente l'attenzione sulla necessità di monitorare costantemente la stabilità dei versanti alpini, specialmente in contesti come quello del Monviso, dove la bellezza selvaggia del paesaggio convive con una vulnerabilità geologica sempre in agguato.

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