Mps, conti solidi e poi il piano industriale per l'integrazione con Mediobanca
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Redazione Economia
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Il Monte dei Paschi di Siena ha diffuso i risultati preliminari del 2025, e i numeri, come si dice in questi casi, disegnano il profilo di un istituto che ha ritrovato una redditività strutturale, lontana anni luce dalle turbolenze del passato. I conti, che sono stati presentati nel dettaglio lo scorso 10 febbraio, confermano la solidità del percorso intrapreso dalla banca più antica del mondo, un percorso che affonda le radici nel lavoro quotidiano, quello svolto nelle filiali così come nelle strutture centrali e nelle reti commerciali. Un lavoro che, a giudicare dai risultati, ha riportato l'istituto senese a livelli di efficienza e profitto che non si vedevano da tempo -4-6.
I numeri del risanamento e l'attesa per il piano
L'utile netto del quarto trimestre, che si attesta a 1,35 miliardi di euro, ha trainato il risultato dell'intero anno a 2,75 miliardi, una crescita del 17,7% rispetto all'anno precedente che, se si considera anche il contributo di Mediobanca nell'ultimo periodo, arriva addirittura a sfiorare i 3,03 miliardi. Un dato, quest'ultimo, che testimonia come l'integrazione con Piazzetta Cuccia, seppur complessa, stia già iniziando a produrre i suoi effetti sui bilanci consolidati. Il management, forte di questi numeri, ha proposto la distribuzione di un dividendo di 0,86 euro per azione, una mossa che vale complessivamente oltre 2,6 miliardi e che rappresenta un segnale chiaro di fiducia verso il mercato e i propri azionisti. Tuttavia, al di là dei dati contabili, che pure certificano la bontà della strategia, l'attenzione degli analisti e degli investitori è catalizzata altrove. L'ad Luigi Lovaglio, nel corso della call con gli analisti che ha seguito la diffusione dei risultati, ha infatti confermato che il 27 febbraio verrà svelato il tanto atteso piano industriale.
La traiettoria di sviluppo e il risiko bancario
E proprio sul fronte del piano industriale si gioca la partita più delicata. Lovaglio, durante la medesima conference call, ha tratteggiato una traiettoria di sviluppo che poggia su pilastri ben precisi, tutti convergenti verso un obiettivo comune: fare di Mps un protagonista assoluto del consolidamento bancario italiano. Al centro della strategia, infatti, c'è la valorizzazione dei due marchi, Montepaschi e Mediobanca, che verranno preservati nelle rispettive specificità, ma anche e soprattutto il rafforzamento della presenza nei segmenti a più alto valore aggiunto, come il private banking e il rate & investment banking. Un ruolo chiave, in questo disegno, lo giocherà la controllata Mediobanca, per la quale il piano prevede un futuro da "legal entity focalizzata" sulle attività di investment banking e private banking di alta fascia, una specializzazione che dovrebbe consentire di non disperdere il patrimonio di competenze e relazioni accumulato negli anni. Resta invece ancora da sciogliere il nodo della quotazione di Piazzetta Cuccia: l'ipotesi del delisting, inizialmente prevista, non è stata né confermata né smentita dal ceo, che si è limitato a rinviare ogni decisione al momento della presentazione del piano, sottolineando come si stia ancora lavorando per mettere a punto "la struttura migliore possibile".
Sinergie e integrazione, i tempi dell'operazione
L'obiettivo dichiarato è quello di completare l'integrazione tra i due istituti entro la fine dell'anno, un traguardo ambizioso che passa necessariamente dall'estrazione delle sinergie stimate in almeno 700 milioni di euro. Lovaglio ha parlato chiaro: la fusione deve servire a creare valore, e per farlo è necessario agire rapidamente e con decisione. L'operazione, del resto, ha già superato lo scoglio più complesso, ovvero il passaggio di consegne a Piazzetta Cuccia, dove ora siede un nuovo consiglio di amministrazione, e la risposta del mercato, seppur con qualche cautela iniziale sul Titolo Mps, sembra premiare la controllata Mediobanca, le cui azioni hanno registrato un rialzo del 2,9% all'indomani della pubblicazione dei conti semestrali. Una reazione, questa, che dimostra come gli investitori guardino con favore al nuovo corso, nonostante l'utile della banca d'affari abbia risentito dei costi non ricorrenti legati all'Ops di Mps.
Le sfide aperte tra inchieste e posizionamento strategico
Parallelamente al lavoro di integrazione industriale, la banca deve fare i conti anche con alcuni fronti caldi sul piano legale e regolamentare. L'amministratore delegato Luigi Lovaglio è finito sotto indagine da parte della Procura di Milano per presunte manipolazioni del mercato e ostacolo alle autorità di vigilanza nell'ambito dell'acquisizione di Mediobanca. Un'indagine che, secondo quanto riportato, coinvolgerebbe anche altre personalità di spicco del capitalismo italiano, e che Mps ha commentato ribadendo la piena correttezza del proprio operato e la massima collaborazione con i magistrati. Un'indagine che, ovviamente, non aiuta a mantenere un clima sereno attorno a un'operazione già di per sé complessa. Resta poi da capire come si muoverà l'istituto su altri due fronti strategici: la partecipazione del 13,1% in Generali, un pacchetto azionario che sarà oggetto di riflessione nei prossimi mesi, e la joint venture con Axa nel credito al consumo, in scadenza nel 2027. Decisioni che, verosimilmente, verranno anch'esse inquadrate all'interno del nuovo piano industriale.




