Mario Adinolfi trasferito a Regina Coeli: “Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mario Adinolfi, giornalista ed ex parlamentare, ha lasciato gli arresti domiciliari per il carcere di Regina Coeli. Il trasferimento è stato eseguito nella mattinata di lunedì 21 settembre dai finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, su delega della Procura capitolina, dopo che il gip del Tribunale di Roma ha disposto l’aggravamento della misura cautelare. A dare per primo la notizia è stato lo stesso interessato, con un post pubblicato sul proprio profilo Facebook: «Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook.

Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto».

All’origine del provvedimento restrittivo c’è la reiterata violazione delle prescrizioni imposte con l’ordinanza che aveva consentito ad Adinolfi di restare nella propria abitazione. Il dispositivo stabiliva il divieto di utilizzare «in alcun modo, salvo che per i contatti con il difensore, i dispositivi telefonici, informatici e telematici».

Secondo quanto ricostruito dagli accertamenti, quella prescrizione sarebbe stata disattesa con cadenza quotidiana: sul blog ospitato sulla piattaforma Substack sarebbero comparsi 49 articoli a sua firma, ai quali si aggiungono 23 post pubblicati sul profilo Facebook, per un totale di 72 contenuti diffusi online nel periodo compreso tra il 4 agosto e il 9 settembre.

La condotta ha indotto il giudice a ritenere sussistente un rischio di reiterazione del reato e un pericolo di inquinamento probatorio, valutazioni che hanno motivato il passaggio dalla detenzione domiciliare alla custodia in carcere.

Il quadro giudiziario in cui si inserisce il nuovo provvedimento riguarda un’indagine della Procura di Roma nata da una serie di denunce e querele presentate da soggetti che avevano affidato ingenti somme di denaro ad Adinolfi nella convinzione di partecipare a un “Betting Group” denominato “Scommessa Collettiva”, iniziativa ideata e promossa attraverso i social network. I denuncianti lamentano di non aver ottenuto, in tutto o in parte, né la restituzione delle somme versate né la remunerazione prospettata.

All’indagato vengono contestate le ipotesi di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. Contestualmente all’applicazione della misura di luglio era stato eseguito un sequestro preventivo per oltre 400 mila euro.

Nato a Roma nel 1971, Adinolfi ha costruito nel corso di oltre tre decenni una presenza pubblica costante e multiforme. Giornalista professionista dal 1997, con collaborazioni per testate cattoliche come Avvenire ed Europa e un passaggio in Rai al Tg1, ha affiancato all’attività di cronista quella politica: dagli esordi nella Democrazia Cristiana al Partito Popolare Italiano, dalla candidatura alle primarie del Partito Democratico nel 2007 fino all’elezione alla Camera nel 2012 in sostituzione di Pietro Tidei

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