Mario Adinolfi trasferito in carcere: violava i domiciliari pubblicando su blog e Facebook
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Redazione Esteri
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Mario Adinolfi, giornalista ed ex parlamentare, è stato trasferito nel carcere di Regina Coeli a Roma nella mattinata del 21 settembre, in esecuzione di un'ordinanza di aggravamento della misura cautelare disposta dal gip del Tribunale capitolino su richiesta della Procura.
L'indagato si trovava agli arresti domiciliari dal luglio scorso nell'ambito di un'inchiesta sulla cosiddetta "Scommessa Collettiva", un presunto sistema di raccolta di denaro da privati promosso attraverso i social network, per il quale gli vengono contestati a vario titolo truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi.
Alla base del provvedimento di aggravamento vi è la reiterata violazione del divieto di utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici, imposto dall'ordinanza originaria con la sola eccezione dei contatti con il difensore. Secondo quanto documentato dalla Guardia di Finanza, Adinolfi avrebbe pubblicato con cadenza quotidiana 49 articoli a sua firma sul blog online e 23 post sul proprio profilo Facebook, per un totale di 72 contenuti diffusi durante la detenzione domiciliare.
Gli accertamenti hanno portato i giudici a rivalutare il quadro cautelare, ravvisando un ulteriore rischio di reiterazione del reato e un pericolo di inquinamento probatorio.
Lo stesso Adinolfi ha annunciato il trasferimento attraverso un post pubblicato sul suo profilo Facebook, corredato dalla foto dell'ordinanza firmata dal gip Giulia Arceri. "Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto", ha scritto, rivendicando in sostanza che la misura più afflittiva sia stata determinata dalla sua attività di pubblicazione. Poco dopo il post, i finanzieri del Comando provinciale di Roma lo hanno prelevato dalla sua abitazione per accompagnarlo in cella.
L'indagine da cui è scaturita la vicenda giudiziaria era nata da una serie di denunce e querele presentate da persone che avevano affidato a Adinolfi ingenti somme di denaro nella convinzione di partecipare a un "Betting Group" denominato "Scommessa Collettiva". Secondo l'ipotesi investigativa, i denuncianti non avrebbero ottenuto, in tutto o in parte, né la restituzione delle somme versate né la remunerazione prospettata. Contestualmente all'esecuzione della misura di luglio era stato disposto un sequestro preventivo per oltre 400mila euro.
Nato a Roma nel 1971, Adinolfi ha alle spalle una lunga carriera che intreccia giornalismo, politica e televisione. Professionista dal 1997, ha lavorato al Tg1 e per diverse testate cattoliche, prima di dedicarsi alla conduzione di programmi radiofonici e televisivi. In politica ha militato nella Democrazia Cristiana e nel Partito Popolare Italiano, ha partecipato alle primarie del Partito Democratico nel 2007 ed è stato eletto deputato nel 2012. Nel 2016 ha fondato il Popolo della Famiglia, formazione di ispirazione cattolica, e nel 2022 ha promosso la coalizione Alternativa per l'Italia.
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