Mario Adinolfi arrestato per truffa ed evasione fiscale: la procura di Roma ipotizza un giro di 5 milioni di euro
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Redazione Interno
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Il gip di Roma, nell'ordinanza cautelare che ha disposto gli arresti domiciliari per Mario Adinolfi, parla di "scaltrezza, pervicacia, spregiudicatezza nella complessiva elaborazione ed attuazione del progetto criminoso". Parole pesanti che dipingono un quadro giudiziario complesso per il giornalista e leader del Popolo della Famiglia, finito agli arresti domiciliari con l'accusa di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e evasione fiscale.
L'indagine sulla "Scommessa Collettiva"
Al centro del provvedimento eseguito dalla Guardia di Finanza c'è il sistema noto come "Scommessa Collettiva", un circuito di raccolta fondi promosso attraverso i social network. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'iniziativa riscuoteva l'adesione di un numero considerevole di clienti che, attratti dall'affidabilità della figura del proponente e dalla promessa di rendimenti elevati e garantiti, ben oltre i tassi offerti dal mercato finanziario, venivano indotti a consegnare somme anche superiori ai 100mila euro per l'acquisto di quote di partecipazione.
La procura, come riportato da diverse testate, ipotizza un danno complessivo vicino ai cinque milioni di euro, a cui si aggiungerebbero circa 400mila euro di evasione fiscale.
Le movimentazioni finanziarie e le accuse
Dalla ricostruzione dei movimenti bancari nell'ultimo quinquennio, è stata accertata la raccolta di oltre 4,7 milioni di euro. Il denaro, tuttavia, solo in minima parte sarebbe stato effettivamente utilizzato per attività di scommesse sportive, mentre la gran parte dei fondi sarebbe stata destinata a utilizzi diversi. Nelle carte dell'inchiesta compaiono pagamenti per orologi di lusso, viaggi alle Maldive e in Egitto, quadri, imbarcazioni, lavori di ristrutturazione e persino l'acquisto di lingotti e monete d'oro.
La difesa di Adinolfi
Mario Adinolfi ha respinto ogni addebito definendo la vicenda "surreale" e rivendicando la propria innocenza in una nota diffusa attraverso il suo legale, l'avvocato Riccardo Di Lorenzo. "Sì, gioco da decenni e come tutti i giocatori lo faccio spesso collettivamente ma senza sollecitare mai nessuno", ha dichiarato Adinolfi, ribadendo di non essersi mai arricchito sulla pelle degli altri.
Riguardo alle accuse di aver utilizzato il denaro per acquisti di lusso, ha affermato di non essere mai stato alle Maldive o in Egitto e che i finanzieri, dopo 14 ore di perquisizione, avrebbero trovato solo due fogli di carta e un bancomat. Il leader del Popolo della Famiglia ha annunciato che il suo legale depositerà istanza al Tribunale del Riesame contestando la sussistenza dei presupposti cautelari.
L'evoluzione del caso e il meccanismo "Cristo Regna"
Secondo quanto emerso dall'inchiesta, il sistema di raccolta sarebbe proseguito nel tempo attraverso diverse denominazioni. Negli ultimi tempi, tra le causali dei bonifici indirizzati ad Adinolfi è comparsa con sempre maggiore frequenza anche la dicitura "Cristo Regna", che per il pm aggiunto Maurizio Arcuri rappresenterebbe non un'iniziativa autonoma, bensì un'evoluzione dello stesso schema già utilizzato per la "Scommessa Collettiva" e la "Vip Coppa".
La possibilità che il meccanismo potesse ripresentarsi ha influenzato la decisione del gip, il quale ha evidenziato come una condotta "protratta nel tempo lungo molti anni (15-20)" non escludesse il rischio che l'indagato potesse "nuovamente truffare altre vittime e reiterare nuovi illeciti fiscali".




