Adinolfi resta in carcere: il Riesame cita la frase sul poker e il rischio di recidiva

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mario Adinolfi, ex parlamentare e giornalista, ha risposto così al gip del Tribunale di Roma che gli chiedeva quali fossero le possibilità di restituire ai clienti i soldi investiti nella cosiddetta "Scommessa collettiva": «Andrei alle finali mondiali di poker, che si giocano in queste ore, ma mi avete bloccato». La frase, riportata nelle motivazioni con cui il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta dell'indagato di tornare in libertà, è diventata uno degli elementi centrali nella valutazione dei giudici sul pericolo di reiterazione del reato.

La misura cautelare e l'aggravamento

Adinolfi era stato arrestato il 10 luglio con l'accusa di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. In un primo momento era stato posto agli arresti domiciliari, ma la misura è stata successivamente aggravata: il trasferimento in carcere è scattato perché, secondo il gip Giulia Arceri, l'indagato avrebbe violato il divieto di utilizzare dispositivi telematici, pubblicando durante la detenzione casalinga 49 articoli sul proprio blog e 23 post su Facebook.

Le motivazioni del Riesame

Nelle motivazioni depositate nei giorni scorsi, i giudici del Riesame hanno scritto che «il pericolo di recidiva è attuale e concreto» perché Adinolfi, con le sue dichiarazioni, «ha esplicitato l'intenzione di continuare a giocare, evidentemente sempre con denaro altrui, visto che si è dichiarato allo stato praticamente indigente».

Il collegio ha inoltre rilevato che l'indagato «ha rivendicato l'attività svolta, assumendone la correttezza, senza fornire una sia pur minima spiegazione delle clausole truffaldine contenute nel regolamento sottoposto ai clienti».

Il sistema della "Scommessa collettiva"

Secondo la ricostruzione della Procura di Roma, attraverso il circuito denominato "Scommessa collettiva" Adinolfi avrebbe raccolto oltre 4,7 milioni di euro da privati, promettendo rendimenti legati alle scommesse sportive e la garanzia del capitale. Le indagini, avviate dopo numerose denunce, hanno accertato che solo una minima parte delle somme sarebbe stata effettivamente impiegata in attività di scommesse, mentre la quota più consistente sarebbe stata destinata a spese personali: acquisto di orologi, lingotti, quadri, imbarcazioni e viaggi.

All'indagato viene contestata anche un'evasione fiscale di circa 400mila euro.

La nuova iniziativa e il rischio di reiterazione

Il gip aveva già evidenziato nelle settimane scorse come, dopo una condotta protratta per 15-20 anni, Adinolfi avesse avviato una nuova iniziativa denominata "Cristo Regna", con cui avrebbe raccolto oltre 3.000 euro riproponendo modalità analoghe a quelle della "Scommessa collettiva". Proprio la possibilità che il meccanismo si ripresenti ha pesato sulla decisione di mantenere la misura cautelare.

Il legale dell'indagato, l'avvocato Pablo De Luca, ha annunciato l'impugnazione, sostenendo che Adinolfi non avrebbe divulgato dati relativi all'indagine ma si sarebbe limitato a svolgere la propria attività di giornalista.

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