Gp di Cina, Antonelli vince la prima gara e riporta l'Italia sul gradino più alto del podio dopo vent'anni

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La domenica di Shanghai, che si presentava con il cielo coperto e un vento fastidioso capace di mettere in difficoltà anche i più esperti, ha regalato allo sport italiano una pagina che mancava da due decadi. Andrea Kimi Antonelli, il diciannovenne bolognese alla sua seconda gara in Formula 1, ha vinto il Gran Premio di Cina, seconda prova del Mondiale 2026, portando a termine una corsa dominante dall'inizio alla fine nonostante un primo, brevissimo, momento di appannamento allo spegnimento dei semafori. La partenza, regolare, aveva visto le due Ferrari scattare meglio di tutti, con Lewis Hamilton capace di infilarsi in prima posizione e Charles Leclerc subito dietro, ma il giovane della Mercedes non si è scomposto: al secondo giro, sfruttando la potenza della sua freccia d'argento, ha ripreso il comando delle operazioni e non lo ha più lasciato, gestendo con una maturità impressionante per la sua età le fasi successive della gara e tenendo dietro il suo stesso compagno di squadra, George Russell, giunto secondo a poco più di cinque secondi. Per il team di Brackley, che nelle qualifiche del sabato aveva già blindato la prima fila con la pole position del ragazzo italiano e l'altra Mercedes di Russell, si è trattato di una conferma di superiorità, ma la notizia più importante, per il pubblico di casa nostra, è che un italiano torna a vincere un gran premio dopo oltre vent'anni: l'ultimo era stato Giancarlo Fisichella, sempre in una domenica di marzo ma del 2006, in Malesia. La prestazione di Antonelli, freddo e preciso nel gestire il vantaggio e nel rispondere colpo su colpo ai tentativi di riavvicinamento del suo rivale interno, lascia poco spazio alle interpretazioni: il ragazzo, già il più giovane poleman della storia il giorno prima, c'è e intende restarci.

La festa Ferrari e il duello tra Hamilton e Leclerc

Se il gradino più alto del podio porta i colori della Mercedes, la piazza d'onore, per così dire, è tutta italiana con la Rossa di Maranello che ha piazzato le sue due vetture al terzo e quarto posto. Lewis Hamilton, al suo primo podio con la Ferrari dopo il passaggio dello scorso anno, e Charles Leclerc hanno dato vita a una battaglia interna che ha infiammato la corsa per lunghi tratti, una lotta fratricida ma corretta che ha regalato sorpassi e controsorpassi di rara intensità. Il monegasco, in particolare, ha attaccato più volte il sette volte campione del mondo, e il britannico ha risposto presente, in un susseguirsi di staccate e traiettorie incrociate che ha tenuto incollati gli spettatori. Alla fine, a spuntarla è stato Hamilton, che ha preceduto il compagno di squadra sotto la bandiera a scacchi, ma entrambi hanno dimostrato come la Rossa, pur non avendo ancora il passo delle Mercedes sul dritto, abbia compiuto passi da gigante nella gestione delle gomme e nel bilanciamento generale. È stata una gara, quella dei due alfieri del Cavallino, che ha confermato la bontà del lavoro svolto a Maranello durante l'inverno: la squadra, ora, può contare su due piloti che si spingono a vicenda verso prestazioni sempre più elevate.

Il disastro McLaren e l'ombra della power unit Mercedes

La debacle del Gran Premio di Cina, però, porta la firma indelebile della McLaren, la squadra campione del mondo in carica, che ha vissuto una giornata da dimenticare ancor prima che la gara avesse inizio. Sia Lando Norris, il pilota di punta, sia Oscar Piastri, infatti, non hanno potuto prendere il via dalla griglia di partenza a causa di problemi tecnici che si sono rivelati insormontabili. Nel box del team papaya, il panico è subentrato quando, durante le procedure di avvicinamento alla griglia, l'auto di Norris ha manifestato un guasto all'impianto elettrico della centralina, un problema che nemmeno il lavoro febbrile dei meccanici è riuscito a risolvere. E come se non bastasse, una volta che Piastri si era schierato in griglia, pronta a partire, un secondo, distinto guasto elettrico ha colpito anche la sua vettura, costringendo i tecnici a riportarla ai box. La scuderia di Woking, in un comunicato ufficiale diffuso a gara conclusa, ha parlato di "due guasti elettrici distinti alla centralina" e ha esplicitamente chiamato in causa la Mercedes-AMG High Performance Powertrains, ovvero il fornitore delle power unit, sollevando più di un interrogativo sull'affidabilità di questi nuovi, complessi propulsori a elevata componente elettrica. I riferimenti alla casa di Stoccarda non sono casuali e lasciano intendere che i rapporti tra i due team potrebbero incrinarsi se situazioni del genere dovessero ripetersi.

I sorrisi del Trap e i numeri della Champions

Nel mondo del calcio, intanto, una leggenda italiana ha festeggiato un compleanno speciale. Giovanni Trapattoni, l'uomo dei record, dei sette scudetti e della Coppa dei Campioni vinta nella tragica notte dell'Heysel, ha spento 87 candeline e lo ha fatto circondato dall'affetto della gente. Dei tifosi del Milan, per la precisione, quelli dell'AB79 Collection che sono andati a trovarlo per farsi firmare autografi e scattare fotografie, regalando al "Giuan" un pomeriggio di ricordi e di calore umano. Il Trap, come lo chiamano tutti, appare in splendida forma, sorridente e partecipe, e la sua figura rimane una di quelle imprescindibili per chiunque ami il calcio italiano e la sua storia. E sempre di calcio, ma di statistiche europee, si è parlato nei giorni scorsi riguardo alle rimonte in Champions League: solo sei squadre, nell'intera storia della massima competizione continentale, sono riuscite nell'impresa di ribaltare un passivo di tre reti. Tra queste, spiccano i nomi di due formazioni italiane, la Roma e il Liverpool, capaci di imprese memorabili contro il Barcellona, e i più recenti exploit di club portoghesi che hanno tenuto vivo il fascino di una competizione in cui, fino all'ultimo secondo, nulla è mai veramente scritto.

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