Al Bano e la metafora della nave: "Ci sono comandanti bravi e poi gli Schettino", il paragone con Conti per l'esclusione da Sanremo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
L'amarezza, quella che si accumula anno dopo anno, stratificandosi come un sedimento che nulla riesce più a rimuovere, trova infine una valvola di sfogo in una metafora tanto potente quanto, nelle sue intenzioni, inequivocabile. Al Bano Carrisi, intervistato dal settimanale Oggi e tornato a parlare del Festival della canzone italiana a pochi giorni dal via della kermesse fissato per il 24 febbraio, ha scelto un paragone destinato a far discutere per commentare il suo ennesimo anno da escluso. Pur senza mai pronunciare il nome del diretto interessato, il bersaglio delle sue parole appare fin troppo chiaro, e il collegamento con l'attuale direttore artistico Carlo Conti, nell'ottica del cantante di Cellino San Marco, è quanto mai diretto. La sua, d'altronde, è la riflessione di un artista che ha solcato il palco dell'Ariston in quindici diverse edizioni, e che proprio da quell'esperienza, e dalle sue regole non scritte, si sente ormai messo ai margini.
Il timone e la rotta, il parallelo con il comandante della Concordia
La costruzione della sua invettiva prende forma da un'immagine marinaresca, utilizzata per tracciare una linea di demarcazione tra diverse filosofie di conduzione del Festival. “Sanremo è come una nave”, ha esordito il cantante, “e tutto dipende sempre dal comandante. Ci sono quelli bravi, capaci di tenere la rotta e portare la nave in porto anche attraverso tempeste di polemiche”. È in questa prima parte della dichiarazione che si cela un implicito riconoscimento per chi, come forse Pippo Baudo – il “signore” al quale Al Bano ha più volte paragonato con nostalgia i vecchi tempi della televisione – sapeva gestire le complessità del ruolo con signorile autorevolezza. Ma è nella seconda parte della frase che arriva la stoccata, quella destinata a lasciare il segno. “E poi”, ha proseguito il diretto interessato, “ci sono gli Schettino, che riescono a complicarsi la vita pure col mare calmo”.
Il riferimento, neanche tanto velato, è alla tragica figura del comandante Francesco Schettino, al centro del naufragio della Costa Concordia. Un paragone, questo, che sposta il piano del confronto su un terreno ben più aspro e definitivo di una semplice critica artistica, delineando il ritratto di un timoniere capace, secondo questa visione, di generare caos e difficoltà anche quando le condizioni – il mare calmo della metafora – sarebbero apparentemente favorevoli. Al Bano, insomma, dipinge la gestione Conti come un'operazione inutilmente complicata, laddove la sua assenza, e quella di altri artisti con un simile pedigree, rappresenterebbe una scelta incomprensibile, una di quelle che si complicano la vita da soli.
L'esclusione che brucia, tra spot pubblicitari e ricordi
Alla base di questa nuova uscita, che segue di poche settimane altre dichiarazioni al vetriolo raccolte in diverse interviste – in una delle quali, ospite della trasmissione radiofonica Un Giorno da Pecora, aveva sentenziato che “un re della musica leggera italiana non può andare da un 'conte'” – c'è un risentimento che non accenna a scemare. Non si tratta soltanto dell'esclusione dalla lista dei big in gara, un esclusione che comunque, stando a quanto dichiarato dallo stesso diretto interessato in passato, gli era stata comunicata in modo non proprio trasparente e che lui stesso, dopo l'episodio del 2017 quando venne eliminato nella prima serata nonostante, a suo dire, avesse “una canzone meravigliosa”, aveva in un certo senso messo in conto.
A rendere il tutto più amaro, pare, è stata la constatazione di non trovare spazio neppure negli spot promozionali che celebrano i grandi successi della storia del Festival. Una circostanza, quest'ultima, che lo ha lasciato incredulo, quasi che il suo contributo alla storia della musica italiana venisse cancellato o, peggio, dimenticato. "Mi sembra incredibile", aveva commentato in precedenza, e questa sensazione di smarrimento e di incomprensione sembra essere il combustibile che alimenta la sua continua polemica. Lui, che ha venduto milioni di dischi in tutto il mondo, che ha portato brani come Felicità – da lui stesso rivendicata come risposta culturale agli anni del terrorismo – a diventare inni generazionali, si trova ora a guardare il Festival da casa.
L'analisi degli altri big e il distacco formale da Sanremo
Nonostante la delusione personale e le parole dure nei confronti dell'organizzazione, Al Bano, intercettato dai giornalisti lunedì 16 febbraio a Montecitorio al termine di un evento dedicato ai produttori italiani, non ha però lesinato commenti professionali su alcuni dei concorrenti che invece calcheranno il palco. “Serena Brancale è bravissima”, ha dichiarato a proposito della cantautrice pugliese in gara, invitando a tenerla d'occhio perché a suo avviso “è straordinaria ed è fortissima”. Un giudizio che lascia trasparire ancora una volta la sua attenzione per le voci nuove, o comunque per i talenti della sua terra.
Parole di stima anche per un amico di lunga data come Raf, del quale ha detto che “lascerà un bel segno” in questa edizione. Per il resto, ha ammesso di non essersi ancora immerso nello studio del cast completo, complice la mancanza di tempo per analizzare a fondo chi sono tutti i partecipanti. Resta, sullo sfondo, quel senso di distacco formale da un mondo che percepisce come cambiato, e non in meglio. “Da lui ho ricevuto solo scorrettezze però pazienza, la rabbia non fa bene”, aveva confidato in un'altra intervista, parlando di Conti e ammettendo di non avere un buon rapporto con lui, ma confessando anche, con una punta di autoironia, di soffrire di “sanremite acuta”. Un male che lo porterà, come ha già annunciato, a guardare comunque le serate, restando aggrappato a quel palco dal quale si sente ingiustamente escluso.




