Arrieta e Eulalio riscrivono il copione di Potenza, dove il maltempo e le salite fanno da giudice
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Redazione Sport
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Non è stato un arrivo come gli altri, quello che ha trasformato Potenza in un palcoscenico europeo del ciclismo, ma piuttosto il coronamento di una strategia offensiva che pochi, forse, avevano previsto. Igor Arrieta, lo spagnolo della UAE Team Emirates, ha scolpito il suo primo successo personale al Giro d’Italia, al termine di una quinta tappa – 203 chilometri da Praia a Mare (Cosenza) – che ha messo a dura prova non solo le gambe, ma anche la resilienza mentale di chi l’ha affrontata. E lo ha fatto nel modo più spettacolare possibile: dopo una caduta che sembrava aver compromesso ogni ambizione, eccolo lanciarsi in una rimonta tanto folle quanto metodica, tale da consegnargli la vittoria di tappa davanti a un portoghese, Afonso Eulalio, che di quella stessa giornata ha comunque un motivo storico per ricordarla.
Eulalio, infatti, si è preso molto più di un semplice piazzamento. Con il secondo posto sul traguardo lucano, il giovane corridore della Bahrain Victorious ha indossato la prima Maglia Rosa della sua carriera, diventando contestualmente il terzo portoghese a riuscirci nell’intera storia della Corsa Rosa. Un’impresa che assume un significato ancora più profondo se letta attraverso il ricordo di Gino Mader: quel successo del compianto corridore ad Ascoli Piceno, cinque anni fa, rappresentava l’unico precedente illustre per la sua squadra in questa classifica, e ora ecco che la Bahrain Victorious torna a vestire il simbolo del Giro, con un portoghese che si inserisce in una dinastia inaspettata.
La pioggia, il Pollino e la scelta di Viggiano
La tappa, va detto, non ha offerto sconti a nessuno. L’entroterra calabrese e la Basilicata hanno accolto il serpentone con un tempo che definire “avverso” sarebbe un eufemismo: il maltempo ha imperversato per buona parte della corsa, trasformando l’asfalto in una superficie insidiosa. Ma la selezione vera è arrivata presto, subito dopo il via, quando il gruppo si è addentrato nel Parco del Pollino per scalare il GPM di Prestieri. Oltre dodici chilometri di pendenza costante, quelli, capaci di scremare la compagnia come un coltello affilato. Poi, il momento decisivo: la salita di Montagna di Viggiano. La più impegnativa tra quelle affrontate finora in questa edizione, con punte che hanno toccato il 15%, ha spezzato le gambe e i ritmi, costringendo molti big a rivedere le proprie ambizioni di giornata.
La maglia rosa cambia (per la quarta volta) e Ciccone la perde
È stato, in sostanza, un duro giorno da passisti-scalatori, quello che ha consegnato la leadership a Eulalio. La Maglia Rosa – si badi bene – cambia padrone per la quarta volta in cinque tappe: un andamento frenetico che restituisce l’idea di un Giro ancora tutto da scrivere. Giulio Ciccone, l’azzurro della Lidl-Trek, l’ha dovuta cedere proprio sotto il diluvio di Potenza, spodestato da un portoghese che non ha avuto paura di allungare quando contava. Terzo, sul traguardo, si è classificato l’uruguaiano Thomas Silva della XDS Astana, a completare un podio dove non figura nessun italiano.
Il pienone di Potenza e il volto di Arrieta
Nonostante il meteo avverso, la città di Potenza ha risposto con il “pienone” descritto dai cronisti locali: tanta emozione, hanno raccontato, nel rivedere un arrivo del Giro d’Italia in quella che per molti è la “casa” delle tappe appenniniche. E se il pubblico ha applaudito il vincitore Igor Arrieta – capace di ribaltare la caduta in rimonta e di battere in volata Eulalio – la cronaca ha dovuto registrare anche un piccolo refuso destinato a restare nelle pieghe della confusione festosa: qualcuno, tra il pubblico e le prime cronache, lo ha chiamato Alfonso Eulario, un errore che non toglie nulla alla sostanza di una giornata storica per il ciclismo portoghese e per una squadra, la Bahrain Victorious, che ha atteso cinque anni per rivedere il proprio corridore più giovane vestire di rosa.




