La pioggia, due cadute e un percorso sbagliato: Arrieta vince la tappa piú pazza del Giro, Eulalio si prende la rosa

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un istante, nel ciclismo come nella vita, in cui la razionalità cede il passo a una sequenza di eventi tanto sfortunati da risultare quasi grotteschi. È quanto accaduto nel finale della quinta tappa del Giro d’Italia, la Praia a Mare-Potenza di 203 chilometri, dove lo spagnolo Igor Arrieta (UAE Team Emirates-XRG) ha firmato una delle vittorie più inaspettate degli ultimi anni, beffando il portoghese Afonso Eulalio (Bahrain-Victorious) che, pur sconfitto sul traguardo, ha potuto consolarsi con l’alloro più ambito: la maglia rosa. La frazione, flagellata come poche da pioggia battente e asfalto insidioso, sembrava scritta da uno sceneggiatore intenzionato a condensare in pochi chilometri tutta la drammaturgia possibile – e inimmaginabile – di questo sport.

Un duello nella tempesta: errori e risalite

La fuga a due, nata sulle rampe della salita di Montagna Grande di Viggiano, si presentava già come l’epilogo naturale di una giornata durissima, con il plotone ormai fuori dai giochi per la vittoria di tappa. Eppure, ciò che è accaduto a ridosso di Potenza ha trasformato un duello tecnico in una gara di sopravvivenza emotiva. A quattordici chilometri dall’arrivo, Arrieta ha perso l’anteriore su una curva resa viscida dall’acqua; una caduta violenta che lo ha costretto a cambiare bicicletta, regalando a Eulalio un margine di oltre trenta secondi. La reazione del portoghese, però, non è stata da campione: appena sei chilometri e mezzo dopo, la sorte gli ha riservato la stessa beffa. Un’altra scivolata, un altro che batte sull’asfalto bagnato, e il vantaggio costruito con fatica è svanito nel giro di pochi minuti.

Lo show, però, era solo al prologo. Quando i due si sono ricongiunti, pronti per giocarsi la tappa in volata, la tensione (o forse la stanchezza) ha giocato l’ennesimo scherzo. A due chilometri dal traguardo, Arrieta ha sbagliato strada: una traiettoria troppo larga, il tentativo di non scivolare ancora, e la sua bici è finita dritta in un varco laterale, rimanendo impigliata nelle transenne o nei nastri di segnalazione. Eulalio, che in quel momento sembrava aver ereditato la tappa, sfilava da solo verso l’ultimo chilometro, convinto di indossare anche lui la casacca del vincitore di giornata. Un’illusione durata lo spazio di un respiro.

La rimonta impossibile di Arrieta

Nonostante la disavventura, lo spagnolo non ha gettato la spugna. Arrieta, come riportato dalla cronaca in diretta, a 1500 metri dal traguardo aveva ancora dieci secondi di ritardo da colmare. Sull’asfalto urbano in leggera ascesa, con le gambe che bruciavano per le fatiche pregresse e le ferite delle cadute, l’iberico ha trovato una risorsa insospettabile. Metro dopo metro, ha ridotto il gap in modo chirurgico, riagganciando Eulalio a pochi metri dal traguardo per poi superarlo con uno scatto fulmineo che ha lasciato il portoghese privo di reazione. Un finale rocambolesco che ha consegnato la tappa ad Arrieta, il quale, visibilmente scosso, ha ammesso di non crederci fino all’ultimo, definendo l’epilogo "caotico" e quasi ingestibile per le condizioni della strada.

Eulalio in rosa e il ritardo dei big

Se la vittoria è andata allo spagnolo, la classifica generale ha premiato la costanza (e la disperazione) del portoghese. Il gruppo dei migliori, guidato fino a ieri dall’italiano Giulio Ciccone, è arrivato sul traguardo con un ritardo superiore ai sette minuti, complice un’andatura volutamente compassata per evitare rischi sotto il diluvio. Questo enorme scarto ha permesso a Eulalio di indossare non solo la maglia rosa, ma anche la maglia bianca di miglior giovane, costruendo un vantaggio significativo in vista delle tappe successive. Attualmente, il corridore della Bahrain-Victorious comanda la generale con 2’51” proprio su Arrieta e 3’34” su Christian Scaroni (XDS Astana), quest’ultimo tra i pochi a tentare di resistere ai ritmi dei fuggitivi nella fase centrale della tappa.

Siamo di fronte a una di quelle giornate che restano impresse negli annali non per la perfezione tecnica, ma per il fattore umano: la fragilità, il caso e la resistenza psicologica si sono intrecciati in un cocktail esplosivo, regalando a Potenza un epilogo che nessun algoritmo avrebbe potuto prevedere.

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