Filosa su industria auto e Ue: "Serve subito più competitività, il modello americano è più pragmatico"
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Redazione Economia
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Il nodo della competitività, quello vero e che non ammette sconti, è tornato a pesare sul tavolo dell'industria italiana con una franchezza che lascia poco spazio alle interpretazioni di comodo. A porlo con la forza dei dati e della posizione che ricopre è stato Antonio Filosa, amministratore delegato del colosso Stellantis, intervenendo all'assemblea dell'Anfia. La diagnosi, per nulla velata da un eccesso di ottimismo, delinea un quadro preoccupante: l'Italia, secondo la sua analisi, sconta costi energetici ancora troppo elevati, un costo del lavoro non allineato a quello dei principali concorrenti internazionali e filiere produttive che mostrano fragilità strutturali, elementi che, sommandosi, minano alla base la capacità di tenere il passo della concorrenza globale. Una situazione che, come ha sottolineato lo stesso manager, non tollera ulteriori rinvii poiché gli investimenti, nell'economia odierna, seguono con implacabile precisione la logica della pura convenienza.
La spinta del pragmatismo americano e il monito all'Europa
Il confronto, inevitabile, è stato con gli Stati Uniti, dove l'amministrazione del presidente Donald Trump ha recentemente rivisto in senso più permissivo le normative sui consumi e sulle emissioni. Filosa, nel suo intervento, non ha nascosto una certa ammirazione per quell'approccio, definendolo esplicitamente "più pragmatico e favorevole agli investimenti". Una posizione che suona come un monito diretto alle istituzioni comunitarie di Bruxelles, alle quali ha chiesto un cambiamento rapido. Il contesto normativo europeo, a suo avviso, rimane infatti "articolato" e necessita di un urgente aggiornamento, tale da rispecchiare maggiormente le effettive dinamiche di mercato e da abbandonare rigidità che rischiano di soffocare l'innovazione e la produzione. "Molti importanti stakeholder – ha osservato – stanno chiamando a un’assunzione di buon senso", riferendosi alle recenti e concordanti dichiarazioni provenienti sia dall'amministrazione tedesca che da quella francese.
Il mercato in trasformazione e la correlazione con il Green Deal
La visione proposta da Filosa, che guida una multinazionale nata dalla fusione di marchi storici e dalla recente integrazione di realtà come la cinese Leapmotor, non si limita alla sola critica, ma cerca di costruire una prospettiva. Pur riconoscendo che le vendite auto in Europa sono calate, passando da circa 20 milioni di unità nel 2019 a 17 milioni previsti per il 2024, con un 2025 che si prospetta di analoga complessità, il manager indica una strada. La chiave, a suo parere, risiede nell'abilità di creare una "correlazione intelligente" tra gli obiettivi industriali e quelli ambientali delineati dal Green Deal europeo. Si tratterebbe, in sostanza, di armonizzare le ambizioni di transizione ecologica con i tempi e i costi sopportabili dal sistema produttivo, trovando quel punto di equilibrio finora mancante.
L'appello per regole flessibili e una strategia condivisa
L'appello lanciato dall'assemblea – alla quale ha partecipato in videocollegamento anche il ministro delle Imprese – è dunque duplice e stringente. Da un lato, vi è la richiesta di una revisione del pacchetto di norme Ue sulle emissioni di CO2 per le auto, rendendolo più flessibile e allineato alla realtà dei fatti. Dall'altro, Filosa sollecita la definizione di una vera e propria strategia industriale continentale per l'automotive, finalizzata esplicitamente a recuperare competitività sul palcoscenico mondiale. Un percorso che, per essere efficace, non può prescindere, secondo la sua analisi, da un deciso abbattimento dei costi dell'energia e da un riallineamento dei costi del lavoro, fattori senza i quali qualsiasi discorso sul futuro del settore rischia di restare puramente teorico.




