Borgonovo, la moglie Chantal replica ai tifosi del Como: «Le polemiche non rispettano Stefano»
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Redazione Sport
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Chantal Borgonovo, vedova dell’attaccante scomparso a causa della Sla nel 2013, ha rotto il silenzio per affrontare pubblicamente le aspre controversie scatenate dalla diffida inviata dalla famiglia al gruppo di tifosi “Pesi Massimi”, la quale intimava di cessare ogni utilizzo del nome del calciatore in relazione a un trofeo a lui dedicato e a qualsiasi materiale promozionale. Le sue parole, rilasciate in un’intervista esclusiva, delineano un sentimento profondo di dolore per una vicenda che, a suo dire, ha finito per offuscare la memoria del marito, trasformando un legame affettivo e simbolico in un’aspra contesa. «Le polemiche di questi giorni», ha affermato con tono pacato ma fermo, «ci addolorano perché non rispettano la sua figura né quella delle persone che lo hanno amato e continuano ad amarlo», sottolineando come l’intenzione non fosse mai stata quella di alimentare uno scontro sterile, bensì di proteggere un’eredità che considera intima e sacrale.
La diffida e la reazione dei tifosi
La decisione di procedere per via legale, che ha portato alla notifica formale della diffida, è stata interpretata da una parte della tifoseria comasca come un atto ingrato o, quantomeno, incomprensibile, scatenando quella che la stessa Chantal ha definito una «reazione scomposta e sopra le righe». La richiesta di non utilizzare più il nome di Stefano Borgonovo, né per il trofeo a lui intitolato né su siti web e social network, è apparsa a molti come una brusca interruzione di un tributo sentito e consolidato nel tempo. Tuttavia, la vedova tiene a specificare che quella frangia di protesta rappresenta soltanto una porzione del tifo lariano, distanziandosi da generalizzazioni che rischierebbero di travisare il quadro complessivo e di attribuire a un intero movimento sentimenti che, in realtà, non sono condivisi da tutti.
La memoria come bene da custodire
Al centro della questione, come emerge con chiarezza dalle sue dichiarazioni, non vi è un rifiuto della commemorazione in sé, bensì una differente concezione del modo in cui essa debba essere espressa e amministrata. «La memoria di Stefano merita pace e va custodita, non contesa»: è questa la sintesi del suo pensiero, un monito a non trasformare il ricordo in un oggetto di disputa, preservandone invece la purezza e l’integrità. Chantal, insieme ai figli, esprime anzi una fiducia incrollabile verso la tifoseria, la città di Como e il club stesso, confidando che continueranno a omaggiare l’ex attaccante nel modo che ritengono più consono, ricordando non solo il calciatore ma soprattutto l’uomo e i valori che ha incarnato.
L'eredità di valori oltre la contesa
Quello che la famiglia Borgonovo desidera venga tramandato, al di là delle strumentalizzazioni e delle incomprensioni del momento, è un patrimonio etico e umano ben preciso: la passione per lo sport, il coraggio dimostrato nell’affrontare le sfide più ardue, la resilienza e la determinazione a non arrendersi mai, unitamente all’importanza di vivere ogni singolo attimo con intensità e gioia. Sono questi gli insegnamenti che Stefano ha trasmesso, sia nel periodo della sua fulgida carriera agonistica sia, e forse ancor di più, durante la lunga e difficile malattia, diventando un simbolo di forza per molti. La vicenda giudiziaria, per quanto spinosa, sembra quindi configurarsi come un tentativo di riportare l’attenzione sull’essenza di quel messaggio, affinché non venga offuscato da polemiche che, seppur legittime, rischiano di deviarne il significato più profondo.




