La vedova Borgonovo diffida i tifosi del Como: "Basta usare il nome di Stefano"
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Redazione Sport
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Una vicenda inedita, che interseca la memoria sportiva con le questioni legali, sta scuotendo l'ambiente calcistico comasco. Chantal Guigard Borgonovo, vedova dell'indimenticato attaccante Stefano Borgonovo – scomparso nel 2013, a soli quarantanove anni, dopo una lunga battaglia contro la sclerosi laterale amiotrofica – ha fatto recapitare ai "Pesi Massimi", gruppo storico del tifo organizzato lariano, una formale lettera di diffida. Nel documento, la signora Borgonovo, agendo anche a nome dei figli, intima al gruppo di non utilizzare più il nome del calciatore, che vestì le maglie di Como, Milan, Fiorentina, Pescara e Udinese, "sia nella denominazione del trofeo, sia in ogni materiale pubblicitario, comunicativo o promozionale" entro e non oltre sessanta giorni dalla ricezione della missiva.
Il peso di un ricordo
La figura di Borgonovo, la cui carriera fu tragicamente interrotta dalla malattia contro la quale ha combattuto con tenacia, creando anche una fondazione di ricerca, era diventata nel tempo un simbolo che trascendeva le semplici rivalità sportive. I tifosi, in particolare quelli comaschi, ne avevano custodito e celebrato la memoria attraverso varie iniziative, trasformando il suo nome in un emblema di resilienza e passione. La diffida, sebbene riconosca il valore di tali gesti, segna ora una netta discontinuità, imponendo una gestione diversa di quella stessa memoria, che gli eredi desiderano venga ora amministrata esclusivamente sotto il loro controllo.
Le ragioni di una scelta
Sebbene la lettera non specifichi nel dettaglio le motivazioni alla base di un provvedimento così deciso, è evidente l'intenzione della famiglia di riappropriarsi della titolarità morale e, verosimilmente, giuridica dell'utilizzo dell'immagine e del nome dell'ex calciatore. Una mossa che, al di là delle intenzioni, rischia di creare una frattura con una parte del tifo che, per anni, aveva considerato Borgonovo un proprio eroe, un punto di riferimento in grado di unire. La richiesta di cessare ogni attività promozionale legata al suo nome entro un termine definito – i già citati sessanta giorni – delinea un confine netto, spostando la questione dal piano dell'affetto spontaneo a quello di una regolamentazione più formale.
Il silenzio dopo la diffida
La situazione, come spesso accade in casi simili, appare per il momento in uno stato di stasi, in attesa di vedere quale sarà la reazione concreta del gruppo tifosi ai quali la diffida è stata indirizzata. La memoria di Borgonovo, che per tanti è stata un faro di coraggio, si trova così al centro di una disputa inattesa, il cui esito potrebbe riscrivere le modalità con cui il ricordo di un campione viene condiviso e gestito tra la famiglia e il pubblico che lo ha amato. La palla, come si suol dire, passa ora ai "Pesi Massimi", chiamati a un difficile bilanciamento tra il rispetto per la volontà degli eredi e la preservazione di un tributo divenuto tradizione.




