Polemica a Como tra la vedova Borgonovo e i tifosi sull'uso del nome di Stefano
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Redazione Sport
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Un'onda di amarezza, che nessuno si aspettava, si è abbattuta sulla città di Como, investendo la memoria di un uomo che tutti ricordano per la sua battaglia contro la Sla. Al centro della disputa, che vede contrapposti la famiglia Borgonovo e una parte del tifoseria lariana, c'è il nome di Stefano Borgonovo, l'attaccante scomparso nel 2013, la cui eredità umana e sportiva sembra oggi essere oggetto di una contesa non voluta. La scintilla è scattata con l'arrivo di una diffida, un atto formale che la vedova, Chantal Guigard Borgonovo, ha inviato ai ‘Pesi Massimi’, storico gruppo della curva comasca, con la quale vieta espressamente qualsiasi utilizzo del nome del marito per iniziative future.
Il trofeo e la raccolta fondi
La diffida, che ha colto di sorpresa molti, tocca nel vivo una tradizione ormai consolidata: il Trofeo Borgonovo, assegnato annualmente dal 2015 al calciatore del Como giudicato migliore dalla tifoseria. Alla premiazione, che in tutti questi anni è stata un momento di festa e di ricordo, si è sempre accompagnata una raccolta fondi a scopo benefico, un dettaglio non secondario che ha reso la reazione della famiglia ancora più difficile da comprendere per alcuni. La decisione, presa dopo una riflessione privata e dolorosa, ha infatti generato un vespaio di reazioni, alcune delle quali, come ha sottolineato la signora Chantal, definite "scomposte e sopra le righe".
La voce di Chantal Borgonovo
«Le polemiche di questi giorni con i “Pesi Massimi” del Como hanno addolorato tutta la nostra famiglia», ha dichiarato Chantal Borgonovo all'Ansa, rompendo un silenzio carico di tensione. Con un tono fermo ma privo di astio, ha spiegato che quelle voci, che riecheggiavano per la città, «non rispettano la sua figura né quella delle persone che lo hanno amato e continuano ad amarlo». Ha voluto, dunque, fare chiarezza, specificando come la scelta della diffida non fosse nata con l'intenzione di alimentare uno scontro, bensì di tutelare una memoria considerata sacra. «Io e i miei figli», ha proseguito, «siamo certi che la tifoseria, la città di Como e il club continueranno ad omaggiare e ricordare Stefano, che ha trasmesso la passione per lo sport, il coraggio nell'affrontare le sfide e le difficoltà, la resilienza e la determinazione a non arrendersi mai».
Una memoria da custodire
Tra le righe delle sue parole, si coglie un appello profondo alla pacatezza e a un ricordo che sia scevro da qualsiasi tipo di disputa. «La memoria di Stefano merita pace e va custodita, non contesa», ha affermato, lasciando intendere che forse, nel corso degli anni, si era creato un distacco tra l'istituzione del premio e il sentimento della famiglia, la quale, come ha rivelato, non è mai stata formalmente invitata alla cerimonia. Un'assenza, questa, che forse ha pesato più di quanto si potesse immaginare, contribuendo a creare quel solco che la diffida ha reso poi pubblico. La questione, che rimane aperta, non intacca i valori che Borgonovo ha incarnato, ma ne interroga la gestione e la perpetuazione nel tempo, lontano dai riflettori del calcio.




