Latte crudo e bambini, i rischi per i più piccoli: le raccomandazioni del ministero
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Redazione Interno
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La morte di Mattia Maestri, il tredicenne morto dopo nove anni di coma a causa di una sindrome emolitico-uremica (Seu) contratta a quattro anni per il consumo di un formaggio prodotto con latte crudo contaminato da Escherichia coli produttori di Shiga-tossina (Stec), ha riacceso i riflettori sui pericoli legati al consumo di questo alimento per le fasce più vulnerabili della popolazione.
Una vicenda che ha portato il Ministero della Salute a ribadire con forza le raccomandazioni già contenute nelle linee guida pubblicate nel luglio del 2025, attraverso una campagna informativa che mira a proteggere soprattutto i bambini piccoli, gli anziani, le donne in gravidanza e le persone immunodepresse. L'attenzione si concentra sul batterio Stec, un microrganismo che, sebbene possa causare negli adulti solo una banale gastroenterite, nei più piccoli può scatenare conseguenze devastanti come l'insufficienza renale acuta, danni neurologici permanenti e, nei casi estremi, la morte.
I rischi del latte crudo e la sindrome emolitico-uremica
Il pericolo associato al latte crudo risiede nella sua potenziale contaminazione da parte di agenti patogeni, in primis gli Escherichia coli produttori di Shiga-tossine (Stec), il cui serbatoio principale sono i ruminanti come bovini, ovini e caprini. Questi batteri possono finire nel latte durante la mungitura o nelle fasi successive della lavorazione, a causa di contaminazione fecale, senza che gli animali mostrino alcun segno di malattia.
La pastorizzazione o la bollitura, sottolineano gli esperti del Ministero della Salute e dell'Istituto Superiore di Sanità, sono gli unici trattamenti termici in grado di eliminare questi pericolosi microrganismi, rendendo il consumo sicuro. La sindrome emolitico-uremica, la complicanza più grave di questa infezione, rappresenta la principale causa di insufficienza renale acuta in età pediatrica e può avere esiti letali o lasciare danni permanenti, come nel drammatico caso di Mattia Maestri.
L'Istituto Superiore di Sanità ha ribadito che, sebbene il rischio sia generalmente contenuto, per i prodotti freschi, artigianali o di malga non è trascurabile, soprattutto per i bambini al di sotto dei cinque anni.
Le linee guida e le raccomandazioni del Ministero della Salute
Per fronteggiare il rischio microbiologico, il Ministero della Salute ha reso operative le "Linee guida per il controllo di Escherichia coli produttori di Shiga-tossine (STEC) nel latte non pastorizzato e nei prodotti derivati", frutto del lavoro di un tavolo tecnico interistituzionale.
Il documento, che fornisce indicazioni pratiche sia agli operatori della filiera alimentare che alle autorità preposte ai controlli, non intende penalizzare le produzioni tradizionali ma mira a trovare un equilibrio tra la tutela della salute pubblica e la valorizzazione del patrimonio agroalimentare italiano.
Tra le misure chiave indicate, il documento sottolinea l'importanza di mantenere elevati standard igienici negli allevamenti e durante la mungitura, di rispettare la catena del freddo e di validare i processi produttivi per dimostrarne l'efficacia nel controllo del rischio.
Un punto centrale riguarda l'informazione del consumatore: nei casi in cui il produttore non sia in grado di garantire l'eliminazione degli STEC, le linee guida raccomandano un'etichettatura chiara che sconsigli espressamente il consumo del prodotto alle categorie più fragili, tra cui i bambini piccoli.
Il caso di Mattia Maestri e le indagini per omicidio colposo
La vicenda di Mattia Maestri, purtroppo, dimostra in modo tragico la concretezza di questi pericoli e ha innescato un nuovo e importante capitolo giudiziario. Il 4 giugno 2017, all'età di quattro anni, Mattia consumò un pezzo di formaggio "Due Leghi", prodotto con latte crudo, contaminato dal batterio che gli causò la sindrome emolitico-uremica, condannandolo a nove anni in uno stato vegetativo irreversibile.
La sua morte, avvenuta domenica scorsa, ha portato la Procura di Trento a bloccare la sepoltura, disporre l'autopsia e aprire un nuovo fascicolo per omicidio colposo. Nel registro degli indagati sono stati iscritti l'ex presidente del caseificio sociale di Coredo, Lorenzo Biasi, e il casaro Gianluca Fornasari, già condannati in via definitiva per lesioni gravissime in un precedente procedimento, con una provvisionale da un milione di euro alla famiglia.
L'autopsia, che sarà eseguita venerdì, sarà fondamentale per cristallizzare l'impianto accusatorio e il nesso causale tra il consumo del formaggio contaminato e il decesso del ragazzo, un nodo che era stato già ampiamente dimostrato nella precedente sentenza della Cassazione. La famiglia, attraverso i legali, ha annunciato che chiederà la contestazione dell'aggravante della colpa cosciente, sostenendo che i due fossero consapevoli dei rischi connessi alle loro modalità di produzione.
La battaglia legale e mediatica portata avanti dai genitori di Mattia, che non si sono mai arresi, ha contribuito a sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni, portando all'emanazione di nuove norme e linee guida per la sicurezza alimentare. La loro richiesta di una maggiore trasparenza e di un sistema di etichettatura più chiaro risuona forte, soprattutto alla luce dei dati che indicano come molti esercizi controllati non forniscano ancora indicazioni adeguate sui rischi del latte crudo.
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