La morte di Mattia Maestri e la battaglia del padre per l'etichettatura dei formaggi: "Così non si può più morire"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La storia di Mattia Maestri, il bambino di Coredo morto dopo nove anni di coma a causa di un formaggio a latte crudo contaminato da Escherichia coli, ha scosso l'opinione pubblica e riacceso i riflettori su una battaglia legale e normativa che va avanti da troppo tempo. Il papà del tredicenne, Giovanni Battista Maestri, ospite lunedì 10 agosto 2026 della trasmissione "Morning News", ha ripercorso con voce rotta dall'emozione il calvario della sua famiglia, trasformando il dolore in un appello pubblico affinché nessun altro genitore debba mai vivere una tragedia simile.

La sua promessa, fatta davanti alle telecamere, è quella di portare avanti con determinazione la proposta di legge per l'etichettatura obbligatoria dei formaggi non pastorizzati, un provvedimento che giace fermo nei cassetti della politica da anni nonostante i ripetuti allarmi lanciati dalla comunità scientifica.

La lunga agonia di Mattia e il peso dei farmaci

Il racconto di Giovanni Battista Maestri ha dipinto un quadro drammatico e lucido della vita del figlio dopo l'incidente alimentare. "Prendeva 47 farmaci al giorno e aveva più di 30 crisi epilettiche quotidiane", ha spiegato il padre, descrivendo una quotidianità fatta di ospedali, terapie e speranze infrante. La malattia, causata dal batterio Shiga-tossina, non solo aveva ridotto Mattia in uno stato vegetativo permanente, ma aveva letteralmente stravolto l'esistenza dell'intero nucleo familiare, costretto a convivere con un dolore che non si è mai attenuato nel corso degli anni.

Le sue parole, pronunciate in diretta televisiva, hanno restituito la dimensione umana di una vicenda che troppo spesso viene raccontata solo attraverso numeri e statistiche, mentre dietro ogni caso clinico esiste una vita spezzata e una famiglia che lotta per la giustizia.

La risposta del Ministero e le linee guida sul latte crudo

Il caso di Mattia Maestri si inserisce in un contesto più ampio di preoccupazione per la sicurezza alimentare legata al consumo di latte crudo e derivati non pastorizzati. Il Ministero della Salute, proprio in questi giorni, ha ribadito l'importanza della prevenzione attraverso le "Linee guida per il controllo di Escherichia coli produttori di Shiga-tossine (STEC) nel latte non pastorizzato e nei prodotti derivati", un documento tecnico già trasmesso nel luglio 2025 a Regioni, Province autonome e associazioni di categoria.

Il lavoro, frutto di un Tavolo tecnico che ha visto la collaborazione tra Ministero, MASAF, Istituto Superiore di Sanità e Istituti Zooprofilattici, rappresenta un tentativo di arginare il rischio, ma per il padre di Mattia e per molti esperti del settore non è sufficiente. Le FAQ rivolte a cittadini e operatori, per quanto utili, non colmano il vuoto normativo che lascia spazio all'ambiguità informativa sui banchi dei supermercati e nei mercati rionali.

Una legge ferma e l'impegno di un padre

Lo scorso 3 agosto, la comunità di Coredo ha reso l'ultimo saluto a Mattia, ma per Giovanni Battista Maestri la lotta è tutt'altro che finita. La rabbia per una morte evitabile si è trasformata in un impegno concreto: la promessa, fatta in televisione, di battersi per l'approvazione di una legge che renda obbligatoria l'indicazione chiara e visibile della pastorizzazione sulle etichette dei formaggi.

Una proposta che, nonostante il sostegno trasversale di molte forze politiche e l'evidenza scientifica dei rischi, è rimasta inspiegabilmente ferma per anni, bloccata tra le pieghe delle commissioni parlamentari e degli interessi di categoria. L'uomo ha ricordato che la sua non è una crociata contro i produttori di formaggi di qualità, molti dei quali rispettano rigorosi standard igienici, ma una richiesta di trasparenza per consentire ai consumatori di fare scelte consapevoli, specialmente quando si tratta di alimenti destinati ai bambini o alle persone più fragili.

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