La morte di Mattia Maestri e la battaglia del padre per un'etichetta che avverta dei pericoli del latte crudo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una settimana fa si è spento Mattia Maestri, il tredicenne di Coredo che da nove anni viveva in uno stato semi-vegetativo dopo aver mangiato, a soli quattro anni, un formaggio prodotto con latte crudo contaminato da Escherichia coli produttori di Shiga-tossine (STEC).

La sua storia, che ha scosso l'opinione pubblica e attraversato aule giudiziarie e commissioni parlamentari, è diventata il simbolo di una battaglia che il padre, Giovanni Battista Maestri, ha promesso al figlio morente e che intende portare avanti fino alla morte: imporre per legge etichette di avvertimento sui formaggi a latte crudo a bassa e media stagionatura, sullo stile di quelle sui pacchetti di sigarette, per tutelare i consumatori più fragili.

Nove anni di agonia e 47 farmaci al giorno

Tutto ebbe inizio quel sabato di giugno del 2017, quando la famiglia Maestri acquistò del formaggio nel caseificio del paese. Mattia, che adorava quel prodotto, ne mangiò un pezzo, ignaro del pericolo che avrebbe cambiato per sempre la sua esistenza e quella dei suoi cari. Dopo i primi crampi e un dolore che lo faceva rotolare a terra, il bambino fu trasportato d'urgenza in ospedale, prima a Trento e poi a Padova, dove entrò in coma. Da quel momento, come racconta il padre, Mattia non ci fu più: l'ultima volta che parlarono fu la sera prima del trasferimento in terapia intensiva.

Per nove lunghi anni, il piccolo è stato assistito con cure complesse e costanti, arrivando ad assumere ogni giorno ben 47 farmaci per lenire le sofferenze e gestire le complicanze della sindrome emolitico-uremica (SEU), la grave patologia che aveva colpito i suoi reni e il suo sistema nervoso, lasciandolo in uno stato di incoscienza dal quale non si è più risvegliato.

Il vuoto di un centro riabilitativo pediatrico in Trentino

Nel racconto di Giovanni Battista Maestri affiora, accanto al dolore, anche l'amarezza per le carenze del sistema sanitario. La famiglia, per garantire a Mattia le cure riabilitative necessarie, fu costretta a trasferirsi per un anno a Conegliano Veneto, perché in Trentino non esisteva e non esiste tuttora un centro riabilitativo pediatrico dedicato.

"Si dice tanto sull'eccellenza sanitaria del Trentino, regione autonoma, ma un centro per i bambini non c'è", ha dichiarato il padre, aggiungendo che persino la piscina, che donava un benessere straordinario al figlio, fu eliminata dal progetto del nuovo hospice per mancanza di fondi. Questi episodi hanno alimentato in lui la convinzione che il profitto economico e la politica abbiano anteposto altri interessi alla vita dei bambini, e che la giustizia, per lui, significherebbe vedere i responsabili provare le stesse sofferenze che hanno inflitto a suo figlio.

Il fronte giudiziario: dalle lesioni all'omicidio colposo

La morte di Mattia, come aveva previsto lo stesso padre quando la sentenza della Cassazione del marzo 2025 aveva confermato il nesso causale tra il formaggio contaminato e la malattia, ha aperto un nuovo e più grave capitolo giudiziario.

La Procura di Trento ha iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo l'ex presidente del Caseificio sociale di Coredo, Lorenzo Biasi, e il casaro Gianluca Fornasari, già condannati in via definitiva per lesioni gravissime a una pena pecuniaria e al pagamento di una provvisionale da un milione di euro alla famiglia, alla quale Maestri ha sempre dichiarato di non aver mai dato importanza.

Sul corpo del tredicenne è stata disposta l'autopsia, che sarà eseguita dalla dottoressa Giovanna Del Balzo dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona, per accertare con precisione le cause del decesso e consolidare l'impianto accusatorio. La difesa della famiglia, tramite gli avvocati Paolo Chiariello e Monica Cappello, ha già predisposto una nuova denuncia in cui chiede che venga contestata l'aggravante della colpa cosciente, sostenendo che gli indagati erano pienamente consapevoli dei rischi connessi alle loro modalità produttive.

La promessa di un padre e la legge ferma in Parlamento

Al di là del procedimento penale, Giovanni Battista Maestri ha trasformato il suo immenso dolore in una battaglia civile e politica, portando avanti una promessa fatta al figlio e che non ha mai smesso di ripetere: "Giurò su Dio che la mantengo". La sua richiesta è chiara: una legge che imponga un'etichetta obbligatoria sui formaggi a latte crudo a bassa e media stagionatura, che avverta esplicitamente i consumatori dei pericoli per i bambini sotto i dieci anni, le donne in gravidanza, gli anziani e i soggetti immunodepressi.

"Cosa ci deve essere scritto sull'etichetta? Semplicemente che sono pericolosi. Come c'è scritto sul pacchetto di sigarette", ha ribadito in più occasioni. Nonostante il Ministero della Salute abbia emanato nel luglio 2025 nuove linee guida per il controllo degli STEC nella filiera lattiero-casearia, sottolineando l'importanza di informazioni chiare per i consumatori, e nonostante in Parlamento sia stata presentata una proposta di legge in tal senso, il provvedimento risulta fermo da due anni.

Maestri denuncia con forza le resistenze incontrate, citando tra i nomi di chi si oppone anche Slow Food, e ribadisce la sua determinazione a non arrendersi: "Hanno voluto la guerra, ora la combatto con una determinazione direttamente proporzionale al mio dolore finché non cambiano le cose".

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