Crans-Montana, Elsa lascia la terapia intensiva dopo 58 giorni: «I medici erano la mia famiglia»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La porta del reparto di terapia subintensiva del Centro grandi ustionati del Cto di Torino si è chiusa definitivamente alle spalle di Elsa Rubino, la quindicenne di Biella che nella notte di Capodanno, a Crans-Montana, era rimasta imprigionata tra le lamiere e le fiamme di quell’incendio che avrebbe poi ucciso 41 persone, molte delle quali minorenni. Sono serviti 58 giorni – due mesi lunghi, segnati da interventi, medicazioni e risvegli difficili – per dichiarare ufficialmente la ragazza fuori pericolo. E quando i medici le hanno annunciato che sarebbe stata trasferita al vicino ospedale infantile Regina Margherita, Elsa non ha trattenuto le lacrime: non di paura, né di sollievo, quanto piuttosto di gratitudine per un’équipe, quella del Cto, che nel suo percorso l’ha tenuta per mano, diventandole «una famiglia».

Un pianto che non è dolore, ma riconoscenza

A raccontare il momento del commiato – con quei sanitari che l’hanno seguita per quasi sessanta giorni, turno dopo turno, tra flebo e garze – è stata la stessa dinamica della dimissione, ricostruita da fonti ospedaliere. La reazione della ragazza, naturalmente impulsiva, ha restituito l’intensità del legame che si crea in corsia quando il confine tra cura e affetto si assottiglia. Nessuna rianimazione, nessun codice rosso: il trasferimento al Regina Margherita rappresenta l’ultimo gradino prima del ritorno a Biella, dove la attende una vita che non è più quella della vigilia di Capodanno. Lì resterà ancora un paio di settimane, il tempo necessario per completare le terapie e consolidare quanto di buono i chirurghi del Centro grandi ustionati sono riusciti a costruire.

L’incontro con Anna Maria, volontaria come lei

Nel percorso di Elsa, un episodio ha assunto un peso specifico particolare, quasi simbolico: l’incontro con Anna Maria Sileo, torinese, oggi volontaria al Cto e a sua volta sopravvissuta a una fiammata domestica. Quattro anni fa, Anna Maria stava cucinando delle ciliegie con l’alcol quando il pentolino le è esploso tra le mani, provocandole ustioni di secondo e terzo grado su busto e arto superiore. Eppure, presentandosi al capezzale della quindicenne, l’ha trovata sorridente e serena: «Era raggiante – ha riferito ai cronisti l’ex paziente, ancora visibilmente emozionata –, una forza della natura». Il faccia a faccia tra chi ha già attraversato l’inferno delle ustioni e chi lo sta ancora vivendo ha regalato a Elsa qualcosa che nessuna terapia farmacologica avrebbe potuto offrirle: la prova vivente che si può tornare a sorridere.

La notte del 31 dicembre e il lungo risveglio

Il rogo è divampato nella discoteca «Le Constellation» di Crans-Montana, località sciistica svizzera, mentre i festeggiamenti per l’anno nuovo erano al culmine. Elsa, all’epoca quindicenne, si trovava all’interno con un gruppo di coetanei; la fiammata, le cui cause sono ancora al centro di un’inchiesta della magistratura elvetica, l’ha raggiunta in pieno viso e sul, costringendola a un ricovero d’urgenza oltre confine e poi al trasferimento nel centro d’eccellenza torinese. I genitori, che non l’hanno mai lasciata sola, hanno confidato ai sanitari un unico desiderio espresso dalla figlia: «Non vede l’ora di tornare alla normalità». Quella normalità, fatta di scuola, amici e una cameretta da riordinare, è oggi più vicina di quanto chiunque avrebbe osato sperare la mattina del primo gennaio.

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