Un lodigiano detenuto ad Alligator Alcatraz, la prigione per migranti voluta da Trump: Farnesina chiede rimpatrio
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Redazione Interno
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Un nuovo caso di detenzione riguarda un cittadino italiano, Samuel Gheorghe, trentenne originario di Lodi, attualmente rinchiuso nel centro di detenzione per migranti irregolari noto come Alligator Alcatraz, la struttura costruita nelle paludi della Florida su iniziativa del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Arrestato il 12 luglio a Miramar, nella contea di Broward, per violazioni legate al soggiorno irregolare, l’uomo è stato trasferito nel penitenziario dopo aver infranto le condizioni della libertà vigilata.
La Farnesina, come già accaduto in precedenti casi analoghi, ha avviato le pratiche per un "rimpatrio veloce", che dovrebbe concludersi entro il 5 agosto. Gheorghe, secondo quanto riferito, non si opporrà alla procedura di espulsione, accelerando così il rientro in Italia.
La struttura, ribattezzata Alligator Alcatraz per la sua ubicazione isolata e le condizioni di sicurezza stringenti, è stata al centro di polemiche fin dalla sua apertura, criticata da organizzazioni per i diritti umani per i metodi di detenzione applicati. Non è la prima volta che vi finiscono connazionali: già in passato altri italiani erano stati trattenuti nello stesso centro, prima di essere rimpatriati grazie all’intervento diplomatico.
Il caso riporta l’attenzione sulle politiche migratorie statunitensi, che sotto l’amministrazione Trump hanno visto un inasprimento delle norme contro l’immigrazione irregolare, con l’istituzione di strutture ad hoc per il trattenimento dei fermati. Se da un lato le autorità americane giustificano queste misure come necessarie per contrastare il fenomeno, dall’altro le critiche non mancano, soprattutto per le condizioni di vita all’interno dei centri.




