Un giudice chiude Alligator Alcatraz, la prigione di Trump nelle paludi
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Redazione Esteri
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La giudice federale Kathleen Williams ha ordinato la chiusura definitiva di "Alligator Alcatraz", il controverso centro di detenzione per migranti voluto dal presidente Donald Trump nelle remote paludi della Florida. La sentenza, che impone lo smantellamento della struttura entro sessanta giorni e vieta contestualmente l’ingresso di qualsiasi nuovo detenuto, rappresenta l’epilogo giudiziario di un’operazione ampiamente criticata dalle organizzazioni per i diritti umani, le quali non avevano esitato a definirla "indegna di un Paese civile".
Sebbene il verdetto si fondi su motivazioni di carattere ambientale, avendo accertato danni gravi e potenzialmente irreparabili causati all’ecosistema delle Everglades, il provvedimento sancisce la fine di un’iniziativa il cui vero scopo, più che una reale esigenza di giustizia, è sempre parso essere quello di una dimostrazione di forza. La prigione, sorta in tempi record in un’area remota e inospitale, era infatti divenuta il simbolo di una politica dai tratti marcatamente punitivi.
La decisione della giudice Williams, che segue una sospensione dei lavori emessa soltanto due settimane fa, non ammette appelli e traccia un solco netto rispetto a una gestione considerata profondamente lesiva. La struttura, il cui nome evoca un’associazione tra le insidie del territorio e un noto carcere di massima sicurezza, era stata concepita come una soluzione drastica e immediata, la cui efficacia si è rivelata, alla prova dei fatti, largamente inferiore alla sua carica provocatoria.




