Un giudice blocca Alligator Alcatraz, il carcere per migranti di Trump nelle Everglades

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un provvedimento della giudice federale di Miami Kathleen Williams ha sancito la fine di Alligator Alcatraz, il controverso centro di detenzione per immigrati senza documenti voluto dall’amministrazione Trump e realizzato in tempi record nelle paludi delle Everglades. La struttura, divenuta sin dal suo concepimento uno degli emblemi più duri della politica d’immigrazione del presidente, dovrà essere smantellata completamente entro il termine perentorio di sessanta giorni, a partire dal 22 agosto.

Le motivazioni alla base della sentenza, che rappresenta l’ultimo episodio di uno scontro istituzionale sempre più acceso tra la Casa Bianca e il potere giudiziario, sono di carattere prettamente ambientale. La Williams ha infatti stabilito, in maniera inequivocabile, che la presenza del centro detentivo stia causando «danni gravi e irreparabili» al fragile ecosistema delle Everglades, un parco nazionale unico e protetto. Nella sua articolata decisione, il magistrato ha ricordato come, persino negli anni Sessanta, un progetto volto a costruire un aeroporto turistico in quella medesima area fosse stato respinto proprio per le sue potenziali conseguenze catastrofiche sull’ambiente.

L’ordinanza impone al governo federale e alle autorità della Florida, guidate dal governatore Ron DeSantis, di procedere alla rimozione di ogni elemento che connota il sito come struttura carceraria: dai generatori alle condotte fognarie, dalle recinzioni metalliche all’illuminazione esterna. Vieta, inoltre, l’invio di qualsiasi nuovo detenuto verso il centro, di fatto decretandone la chiusura immediata sul piano operativo. La reazione dello Stato della Florida non si è fatta attendere, con l’ufficio di DeSantis che ha già presentato un ricorso formale nel giro di poche ore dalla diffusione della notizia, dando il via a un nuovo braccio di ferro legale.

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