Bollette, in arrivo il decreto con i nuovi sgravi: si punta su un doppio binario di aiuti per le famiglie
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Redazione Economia
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Il Consiglio dei ministri, convocato per il prossimo 18 febbraio, si appresta a varare un nuovo decreto legge dedicato al caro-energia, un provvedimento atteso da settimane e che il governo, come ha ribadito la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a margine del vertice informale UE in Belgio, intende rendere “molto articolato” -1. L’obiettivo dichiarato è duplice e ambizioso: tamponare l’emergenza bollette per i nuclei familiari in difficoltà, alleggerendo l’impatto del costo della vita, e contestualmente sostenere la competitività del tessuto produttivo, con uno sguardo particolare alle imprese energivore e gasivore, quelle cioè per le quali l'energia rappresenta una voce di costo determinante -1-5. Il testo in gestazione, la cui copertura finanziaria dovrebbe aggirarsi intorno ai tre miliardi di euro, cerca di rispondere a un'emergenza strutturale che, come certificato da numerosi studi, vede l’Italia detenere il poco invidiabile primato delle bollette più care d’Europa, un differenziale che pesa come un macigno su bilanci familiari e conti industriali -3-8.
Un contributo straordinario per i più vulnerabili e una nuova agevolazione per gli Isee medi
Il cuore delle misure destinate alle famiglie, secondo le bozze circolate nelle ultime ore, si articola su due livelli distinti di intervento pensati per coprire una platea più ampia possibile di contribuenti. Da un lato, si prevede l’erogazione di un contributo straordinario e una tantum di 90 euro, che andrebbe a beneficio esclusivo di quei nuclei familiari già titolari del bonus sociale per l'energia elettrica -2-7. Questa misura, che avrebbe un limite di spesa complessivo fissato a 315 milioni di euro, sarebbe quindi riservata a circa 4,5 milioni di famiglie con un Indicatore della Situazione Economica Equivalente (Isee) inferiore ai 15mila euro, rappresentando un sostegno mirato e immediato per i soggetti attualmente più esposti alla povertà energetica -1-6.
Dall’altro lato, il decreto introduce un meccanismo di aiuto di natura diversa, rivolto a una fascia di reddito più ampia ma comunque medio-bassa. Per gli anni 2026 e 2027, i venditori di energia elettrica avranno la facoltà di applicare uno sconto diretto in fattura ai propri clienti domestici residenti che, pur non beneficiando del bonus sociale, possano vantare un Isee non superiore ai 25mila euro -2-7. L’agevolazione, che si configurerebbe come un contributo a copertura dei costi di acquisto dell’energia, sarà però vincolata al rispetto di specifici limiti di consumo, fissati in 0,5 Megawattora (MWh) per il bimestre di riferimento e in 3 MWh nei dodici mesi precedenti, una soglia, quest’ultima, pensata per indirizzare il sostegno verso nuclei con consumi contenuti -2-6.
Le complesse misure per le imprese e il nodo della formazione del prezzo
Parallelamente agli interventi per le famiglie, il provvedimento in arrivo a palazzo Chigi dedica ampio spazio al fronte produttivo, laddove il costo dell'energia incide in maniera più feroce sulla capacità di competere sui mercati internazionali. Le ipotesi al vaglio del governo toccano leve tecniche complesse, mirate a ridurre il prezzo finale del gas e dell’elettricità per le aziende. Tra queste, spicca l’intenzione di azzerare o quantomeno ridurre il differenziale di prezzo del gas all'ingrosso tra la Borsa italiana (il Psv) e quella europea di riferimento, il Ttf di Amsterdam; un divario strutturale che da solo costa al sistema economico nazionale circa un miliardo di euro l'anno, come evidenziato da diverse analisi di settore -6-8.
Un altro fronte di intervento, potenzialmente dirompente, riguarda una revisione del meccanismo di formazione del prezzo dell’energia elettrica all'ingrosso. L’attuale sistema, basato sul criterio del prezzo marginale, fissa il costo dell’energia in base all’ultimo e più costoso impianto necessario a soddisfare la domanda, che in Italia è spesso una centrale a gas. Una modifica di questo meccanismo, che si propone di disaccoppiare il prezzo dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili (e quindi a basso costo) da quello del gas, potrebbe però incontrare resistenze nel settore delle utility. Una simile riforma, se attuata, comprimerebbe i margini di quei produttori, come Enel, A2a o Erg, che beneficiano dell’attuale assetto grazie alla loro ampia esposizione nella generazione rinnovabile e idroelettrica -2. Il decreto valuta inoltre l'ipotesi di sforbiciare alcuni oneri generali di sistema che gravano sulle bollette del gas e di introdurre nuove garanzie pubbliche per stimolare la stipula di contratti di fornitura a lungo termine (i cosiddetti PPA) tra produttori e grandi consumatori industriali, uno strumento considerato cruciale per stabilizzare i prezzi -4-6.
La vendita degli stoccaggi e la dimensione europea del problema energetico
Per far fronte all’onere finanziario delle nuove misure, stimato intorno ai tre miliardi, il governo avrebbe individuato una copertura in parte consistente nella vendita del gas naturale stoccato, una partita di circa due miliardi di metri cubi complessivi tra Gse e Snam, acquistato durante l'emergenza del 2022 con un prestito del Mef -1. Alla quotazioni attuali del mercato, la cessione di questi volumi potrebbe garantire un incasso stimato intorno agli 800 milioni di euro, una boccata d’ossigeno per i conti pubblici che consente di finanziare gli interventi senza gravare ulteriormente sulla manovra -1.
Nonostante la mole di interventi in preparazione, la strategia del governo non si esaurisce sul piano nazionale. La stessa presidente Meloni, nel presentare l’imminente decreto, ha voluto sottolineare con forza come il problema dei prezzi dell’energia abbia radici profonde che affondano nel quadro regolatorio europeo, invocando una “profonda revisione del sistema” e un freno alla “speculazione finanziaria” che, a suo dire, alimenta la volatilità del mercato delle emissioni (ETS) e delle materie prime -5-10. Senza un cambio di passo a livello comunitario, che incida sulle distorsioni del mercato unico e sui differenziali di prezzo con i competitor globali, le misure nazionali, per quanto articolate e se, rischiano di offrire solo un sollievo temporaneo a un'emergenza strutturale che continua a minare la competitività dell'intero sistema-Paese -1-8.




