L’incidente probatorio di Bari e i due cuori di Domenico Caliendo: il puzzle giudiziario si infittisce tra periti e cartelle cliniche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si sposta per un giorno a Bari, e più precisamente tra le sale dell’Istituto di Medicina legale del Policlinico, l’ultimo step tecnico delle indagini sulla morte del piccolo Domenico Caliendo. Ieri, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Mariano Sorrentino, ha convocato tutte le parti coinvolte – dai consulenti della Procura e del gip a quelli dei sette medici indagati, senza dimenticare i tecnici al servizio della famiglia del bambino – per dare il via all’incidente probatorio sui due cuori. Da un lato c’è l’organo deteriorato arrivato da Bolzano, quello che avrebbe dovuto salvare la vita al bimbo; dall’altro il cuore malato espiantato al piccolo durante l’intervento al Monaldi di Napoli. Un confronto diretto, quello voluto dal magistrato, che mira a cristallizzare prove decisive prima del dibattimento, evitando che il tempo o le infinite consulenze di parte ne offuschino i contorni.

L’attesa per i quesiti dei periti e il nodo del trasporto

Nel corso di questa giornata, i periti nominati dal giudice dovranno rispondere a quesiti precisi: non solo sugli eventuali errori commessi durante la delicata fase del trapianto, ma anche sulle modalità di trasporto dell’organo e sulla possibile esistenza di presunti falsi in cartella clinica. Per la famiglia – che ha sempre parlato di un muro fatto di “silenzi e bugie” durato mesi – l’esame dei due organi rappresenta l’occasione per verificare la catena di responsabilità che ha portato al decesso del bambino di due anni e mezzo, avvenuto il 21 febbraio scorso dopo l’operazione fallita del 23 dicembre 2025. Nessuna generalizzazione, però, trova spazio negli atti: i consulenti dovranno limitarsi a osservare, confrontare e documentare lo stato dei tessuti, le eventuali lesioni ischemiche e la corrispondenza tra quanto riferito dai medici e quanto realmente accaduto in sala operatoria.

Lo scontro sulle relazioni mediche e il “falso” contestato

Proprio mentre si svolge questo appuntamento tecnico a Bari, riprende a distanza lo scontro sul filo degli interrogatori: il rinnovo dell’esame per i primi due indagati è in programma per l’8 maggio. A gettare benzina sul fuoco è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del bimbo, che attacca senza mezzi termini le strategie difensive dei cardiochirurghi Guido Oppido e Emma Bergonzoni. Secondo l’avvocato, i loro legali starebbero cercando – esattamente come hanno già tentato, senza successo, con le sommarie informazioni testimoniali – di far escludere dal fascicolo nelle mani del Gip la relazione resa da Oppido il 30 dicembre scorso. Un documento che, nelle intenzioni dell’accusa, costituirebbe un falso, assieme al diario clinico firmato dalla Bergonzoni. Petruzzi, con parole nette, definisce questa manovra come un tentativo di costruire «uno scudo penale che non esiste».

Il cuore deteriorato e quello malato: cosa cercano i periti

L’incidente probatorio, insomma, non è solo un esame tecnico, ma il campo di battaglia dove si gioca l’attendibilità della ricostruzione dei fatti. Non si tratta più di semplici dichiarazioni rese al pm, bensì di un riscontro oggettivo sui due organi: quello malato rimosso dal torace di Domenico e quello donato che, arrivato da Bolzano, si è rivelato probabilmente non idoneo. I periti dovranno stabilire se ci siano state negligenze nella valutazione pre-trapianto, se il trasporto abbia compromesso un organo già fragile o se, al contrario, il personale del Monaldi abbia agito nel rispetto dei protocolli. Nessuna conclusione è ancora scritta, e proprio per questo il Gip Sorrentino ha voluto che l’esame si svolgesse in presenza di tutti i consulenti: per dare a ciascuno la possibilità di assistere, eccepire e, infine, produrre le proprie controdeduzioni.

Così, tra un cuore conservato in formalina e l’altro custodito in ghiaccio, si gioca una delle partite più delicate dell’inchiesta. La speranza dei legali della famiglia – espressa a più riprese dall’avvocato Petruzzi – è che da queste analisi emergano finalmente elementi capaci di rompere quello che definiscono un muro di omissioni. Le difese, dal canto loro, puntano a dimostrare la correttezza delle condotte dei loro assistiti, a cominciare dalla gestione della documentazione clinica. Il fascicolo intanto resta aperto, e il prossimo appuntamento con gli interrogatori dell’8 maggio farà da spartiacque.

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