L’ombra del Principe Nero e il sogno di Ben Shelton

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Era soprannominato il Principe Nero. Veloce e leggero, colto e soprattutto gentiluomo, nella vita come nel modo di intendere il tennis, perché le due cose vanno spesso a braccetto. Di Arthur Ashe diceva Gianni Clerici che era «curioso e colto, con tendenza alla lettura, e una predilezione per Hermann Hesse che non fu estranea alla nostra amicizia». Parole che raccontano un uomo capace di vincere tre titoli dello Slam, il primo dei quali nel 1968 a New York, e di diventare l’unico afroamericano a trionfare in singolare in un Major.

Il peso di una storia lunga cinquant’anni

Domenica 13 settembre, sull’Arthur Ashe Stadium di Flushing Meadows, Ben Shelton proverà a interrompere un digiuno che dura da oltre due decenni per il tennis maschile statunitense. L’ultimo americano a vincere un titolo del Grande Slam è stato Andy Roddick, proprio a New York nel 2003. Shelton, 23 anni, è il primo tennista nero a raggiungere la finale degli US Open dai tempi di Ashe nel 1972, quando il campione della Virginia perse da Ilie Nastase, e il primo finalista Slam maschile di colore dai tempi di Jo-Wilfried Tsonga agli Australian Open del 2008.

La semifinale contro Tiafoe

Il derby a stelle e strisce contro Frances Tiafoe ha consegnato a Shelton la prima finale Slam in carriera. Sotto di un set, il mancino di Atlanta ha ribaltato l’incontro vincendo 4-6, 6-3, 6-3, 7-5 dopo oltre tre ore di gioco, mettendo a segno 20 ace e 47 vincenti. Tiafoe, visibilmente provato, ha riconosciuto la superiorità dell’avversario: «Ha servito benissimo, ha tenuto duro negli scambi. Il suo gioco sta diventando più rifinito».

Il consiglio di Nadal e la gestione dei momenti difficili

Dietro la cavalcata di Shelton c’è anche una telefonata. Dopo l’eliminazione al primo turno a Cincinnati, Bryan Shelton, padre e allenatore, ha contattato Rafael Nadal. Il campione spagnolo ha spiegato che la vera difficoltà, dopo una vittoria importante come quella di Montréal, è riuscire a superare il primo match del torneo successivo e ritrovare il miglior tennis la settimana dopo. «Bisogna saper reagire quando le cose vanno bene, ma anche quando si incontrano avversità», ha raccontato Bryan Shelton.

Un insegnamento messo in pratica nei quarti contro Carlos Alcaraz e poi nella semifinale contro Tiafoe.

L’avversario: Alexander Zverev

Dall’altra parte della rete ci sarà Alexander Zverev, testa di serie numero uno del torneo dopo il forfait iniziale di Jannik Sinner. Il tedesco ha raggiunto la terza finale Slam consecutiva, la prima a New York dopo il Roland Garros e Wimbledon, superando Karen Khachanov in tre set. Per Shelton si tratta di un ostacolo finora insormontabile: nei cinque precedenti confronti diretti, l’americano non ha mai vinto. La finale è in programma alle ore 20 italiane, con diretta su SuperTennis e Sky Sport.

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