Il nuovo volto del Fellini: 200 milioni per trasformare l’aeroporto in un distretto urbano
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Redazione Interno
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C’è un’operazione da duecento milioni di euro che cambierà radicalmente il profilo della costa romagnola, e non riguarda soltanto le piste o i duty free. L’aeroporto Fellini di Rimini, presentato ufficialmente durante un convegno al teatro Galli, sta per subire una metamorfosi profonda grazie alla firma dell’architetto Massimo Roj, ceo di Progetto Cmr e da molti considerato una sorta di ambasciatore del design italiano all’estero. Il suo intervento, come emerge dalle bozze del masterplan, non si limita a una semplice espansione dell’infrastruttura esistente, ma mira a ribaltare il concetto stesso di scalo: non più solo un luogo di transito, bensì un distretto aeroportuale integrato, vissuto anche da chi non prende un volo. La filosofia alla base, insomma, è quella di restituire alla città uno spazio vivo, capace di interagire con il tessuto urbano giorno e notte, sfruttando un investimento che la società di gestione Airiminum ha deciso di stanziare per riqualificare l’area.
Niente guerra con Bologna, si punta al “sistema regione”
Uno degli aspetti più rilevanti, emerso durante la presentazione alla platea di autorità civili e militari, riguarda la strategia di mercato: non c’è alcuna intenzione di scatenare una concorrenza spietata con lo scalo di Bologna, nonostante quest’ultimo trattenga la maggior parte del traffico regionale. Al contrario, Leonardo Corbucci, amministratore di Airiminum, ha ribadito che il territorio esprime una domanda potenziale di circa 5,5 milioni di passeggeri, una fetta della quale – parliamo di quasi tre milioni di persone – viene persa perché questi viaggiatori scelgono aeroporti situati fuori regione. L’obiettivo, quindi, è riportare a casa quella quota, intercettando chi già si muove ma utilizza scali concorrenti lontani dalla Riviera. L’approccio, insomma, si concentra sul recupero dei “pendolari del volo” locali piuttosto che sulla sottrazione di rotte a Bologna, il che lascia intendere una volontà di complementarietà all’interno di un sistema unico regionale.
Un progetto modulare che parte dalla demolizione dell’ex hotel Coronado
Sul piano operativo, la trasformazione – che rientra in un più ampio piano di sviluppo 2026-2040 – prevede interventi pesanti già a partire dal 2027. La prima pietra virtuale di questa rinascita sarà simbolicamente la demolizione dell’ex hotel Coronado; un’area che verrà riconvertita per migliorare l’accessibilità e realizzare nuovi parcheggi, alcuni dei quali multipiano, essenziali per gestire l’afflusso previsto. Roj, che ha già firmato progetti analoghi di riconversione urbana in altre città italiane, ha immaginato un complesso modulare: un sistema capace di crescere per fasi senza mai interrompere l’operatività dello scalo. L’idea che lo stesso architetto ha ribattezzato come “rocktecture” in passato – un connubio tra energia creativa e rigore strutturale – trova qui applicazione pratica, con volumi fluidi che richiamano il movimento degli aerei ma anche la natura circostante. L’investimento non è solo infrastrutturale: si punta a creare un “polo attrattivo” commerciale e ricreativo, dove i riminesi possano recarsi anche solo per consumare un pasto o passeggiare, esattamente come avviene nei grandi hub nord-europei.
Tre milioni di passeggeri e la scommessa sulla mobilità integrata
Sul fronte dei numeri, Corbucci appare fiducioso riguardo alla capacità di attrarre quei tre milioni di passeggeri che attualmente sfuggono al catchment area del Fellini. La strategia commerciale della società di gestione si basa sul rafforzamento delle tratte europee e sulla destagionalizzazione dei flussi, cercando di convincere i vettori low-cost a investire sulla destinazione Rimini non solo per l’estate. Affinché questo piano funzioni, tuttavia, il nuovo distretto non potrà esistere come un’entità isolata. Il progetto di Roj prevede infatti una perfetta sincronia con gli altri vettori di mobilità locale: la ferrovia, le linee bus e il cosiddetto “metro mare”. L’obiettivo dichiarato è fare del Fellini una piattaforma multimodale, dove l’aereo diventa l’innesco di un viaggio che prosegue senza soluzione di continuità verso il resto della Riviera. La sfida, insomma, è tecnica prima ancora che estetica, ma il respiro dell’operazione – come testimoniato dai duecento milioni stanziati – è senza dubbio epocale per un territorio che punta a riconquistare la scena del turismo internazionale affidandosi al design come leva di crescita.
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