Aeroporto Fellini, la rivoluzione da 200 milioni per trattenere i passeggeri che scappano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non più un semplice non-luogo di transito, dunque, bensì una piattaforma integrata di mobilità, servizi e crescita economica capace di dialogare quotidianamente con la città. Questa è la scommessa – forse la più ambiziosa degli ultimi decenni per la Riviera – che l’architetto Massimo Roj, Ceo e founding partner di Progetto Cmr, ha accettato di firmare per il nuovo volto dello scalo riminese. La sua trasformazione, che verrà presentata ufficialmente di fronte alle autorità cittadine, vuole cancellare quelle linee di demarcazione fisiche che hanno sempre separato l’infrastruttura dal tessuto urbano, restituendo un distretto aeroportuale pensato per essere vissuto 365 giorni l’anno.

L’investimento da 200 milioni e il parcheggio sospeso

L’intervento, che muove i primi passi concreti con la demolizione dell’ex hotel Coronado prevista per il 2027, non si limita a un semplice restyling estetico. Si parla di un investimento complessivo di circa 200 milioni di euro, di cui una fetta importante destinata alla totale riqualificazione energetica e funzionale del terminal. La vera novità, quella che stravolge il concetto stesso di aeroporto, sarà l’Air Park: un parco sospeso ricavato sulla copertura delle nuove strutture, dove troveranno spazio un’arena per spettacoli e concerti. Sotto questo giardino pensile, sorgerà un nuovo parcheggio multipiano da 1.500 posti, affiancato da aree commerciali, uffici e spazi multiservizi. Per rendere possibile questo salto di qualità, verrà addirittura spostato un tratto della Statale 16, trasformando l’antica via Flaminia nella viabilità interna dedicata allo scalo.

Numeri e strategie, la “non guerra” a Bologna

Leonardo Corbucci, amministratore di Airiminum, lo ha ripetuto con forza nel corso della presentazione al Teatro Galli: l’obiettivo non è fare concorrenza al capoluogo emiliano. I dati che muovono questa rivoluzione sono chiari e impietosi. Sul territorio, spiega Corbucci, esiste una domanda potenziale di 5,5 milioni di passeggeri; tuttavia, circa 3 milioni di questi viaggiatori finiscono oggi per scegliere scali fuori regione, disperdendo ricchezza e indotto altrove. La strategia del Fellini, quindi, non mira a cannibalizzare il traffico del Marconi, bensì a intercettare quei flussi che già esistono ma che attualmente fuggono verso l’Emilia-Romagna o altre regioni limitrofe. I numeri, del resto, iniziano a sorridere allo scalo: chiuso il 2025 con 416mila passeggeri e un incremento del 30% rispetto all’anno precedente, le previsioni per il 2026 puntano a superare abbondantemente i 600mila, trainato anche dalle nuove rotte low cost come Manchester e Colonia.

Un cambio di passo verso i tre milioni di passeggeri

Il progetto presentato dall’architetto Roj non è soltanto un esercizio di stile, ma lo strumento fisico per trattenere quella domanda latente. Se oggi si registrano poco più di 400mila transiti, le ambizioni dichiarate puntano a quota 1 milione di passeggeri già nel 2028, con un orizzonte strategico fissato a 3 milioni. Per centrare questo traguardo, Airiminum potrà contare su condizioni quadro recentemente migliorate, come l’azzeramento della tassa sui piccoli scali e l’estensione dell’operatività dello spazio aereo a 24 ore su 24, un servizio garantito da Enac che permetterà atterraggi e decolli notturni senza le attuali restrizioni. La nuova viabilità, la riqualificazione architettonica e l’offerta di servizi complementari (dai ristoranti agli spazi per eventi) mirano quindi a trasformare l’ex scalo stagionale in un hub europeo di primo livello, capace di competere non con Bologna ma con quei sistemi aeroportuali stranieri che oggi si mangiano la fetta più grossa della torta romagnola.

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