A Betlemme, dopo due anni di guerra, torna a brillare il Natale. Pizzaballa: "Dio accetta la storia reale"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notte di Betlemme ha riaccolto, dopo due anni di celebrazioni in tono dimesso a causa del conflitto, le migliaia di fedeli che hanno gremito la Basilica della Natività per la messa tradizionale, un evento che quest'anno ha assunto, nelle parole del Patriarca Latino di Gerusalemme, un significato di rinascita e di riflessione profonda. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, nel corso dell'omelia, ha articolato un discorso centrato sul senso del divino dentro le contraddizioni umane più crude, sottolineando come l'annuncio centrale della festività sia proprio questo: "Dio non attende che la storia migliori per entrarvi". Egli, ha proseguito il porporato, "non crea una realtà parallela né sceglie un momento di pace perfetta per rivelarsi, ma accetta la storia reale, anche quando appare confusa, ingiusta o violenta", offrendo così una chiave di lettura teologica che trascende l'attualità pur partendo da essa.

La fila alla Grotta, un segno concreto

Un segno tangibile di questo ritorno a una quasi-normalità, sebbene percepita in modo diverso, si è visto nei giorni scorsi attorno alla Grotta della Natività, il cuore del santuario: per la prima volta dall'inizio del conflitto, infatti, si sono formate lunghe file di pellegrini, per lo più cristiani che lavorano in Israele o immigrati provenienti dalle Filippine e dall'India, desiderosi di scendere nel luogo simbolo della nascita di Gesù. Una presenza, quella di fedeli che tornano a riempire gli spazi sacri, che è stata interpretata da molti come un primo, timido ma importante, segnale di ripresa per una città la cui vita economica e sociale è stata strettamente legata, negli ultimi decenni, proprio al turismo religioso e alle celebrazioni natalizie.

Il dibattito si accende a Times Square

Mentre a Betlemme le luci dell'albero tornavano ad accendersi in un clima di speranza, dall'altra parte dell'oceano, a New York, un'altra insegna luminosa ha catalizzato l'attenzione e acceso un dibattito. Sulla grande schermata di Times Square, infatti, è comparsa la scritta "Gesù è palestinese", caratteri neri su sfondo verde brillante, con sul retro l'augurio "Buon Natale". L'iniziativa, come riferito da fonti giornalistiche locali, è stata voluta e finanziata dall'American-Arab Anti-Discrimination Committee (Adc), un'organizzazione no-profit che ha affittato quello spazio pubblicitario dall'inizio dell'anno per veicolare messaggi a rotazione settimanale. Il direttore esecutivo nazionale dell'associazione, Adeb Ayoub, ha confermato la campagna, la quale ha generato reazioni contrastanti tra i passanti, in gran parte critiche secondo alcune testimonianze, inserendosi in un dialogo pubblico molto acceso su identità e narrazioni.

Un messaggio oltre le contingenze

Il nucleo del messaggio lanciato da Pizzaballa a Betlemme, però, sembra volersi collocare deliberatamente al di là della contingenza politica immediata, proponendo una visione che sfida la logica umana del dominio. "Il Natale ci invita a guardare oltre", ha detto, "a riscoprire il potere dell'amore, della solidarietà e della giustizia". Sono parole che, se da un lato risuonano con potenza in un territorio lacerato, dall'altro delineano una prospettiva teologica precisa: quella di un Dio che sceglie l'incarnazione in un preciso contesto storico, geografico e sociale, con tutte le sue imperfezioni, piuttosto che in un'utopia distaccata. Una scelta, questa, che continua a interrogare i credenti e a fornire materia di riflessione, specialmente in periodi di grande tensione, quando la ricerca di un senso diventa più urgente e al contempo più complessa.

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