Catella risponde in Procura e lascia la guida di Coima: "Nessuna corruzione"
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Redazione Interno
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Manfredi Catella, fondatore e amministratore delegato di Coima, ha trascorso oltre due ore ieri pomeriggio nel Palazzo di giustizia di Milano, rispondendo alle domande del gip Mattia Fiorentini e dei pm nell’ambito dell’inchiesta che lo vede indagato per corruzione e induzione indebita. Presente con il suo legale, Francesco Mucciarelli, l’imprenditore – tra i principali protagonisti della trasformazione urbanistica milanese – ha scelto di fare un passo indietro alla guida della società, decisione interpretata come un tentativo di evitare misure più severe.
L’inchiesta, che coinvolge anche alcuni funzionari del Comune e professionisti legati alle commissioni urbanistiche, ruota attorno a presunti favori illeciti nello sviluppo di progetti come la riqualificazione di Porta Romana e la riconversione degli alloggi del villaggio olimpico. Tra le accuse, quella di aver affidato incarichi retribuiti all’architetto Alessandro Scandurra, membro della Commissione paesaggio, mentre erano in corso valutazioni su interventi da lui proposti.
Nella memoria difensiva, depositata ieri, Catella e i suoi avvocati – Mucciarelli e Adriano Raffaelli – contestano le ricostruzioni della Procura, definendole "piene di errori e dati privi di fondamento". In particolare, respingono l’ipotesi di un rapporto corruttivo con Scandurra, sottolineando come i compensi corrisposti nel 2020 ammontassero a "sole 400 euro", cifra ritenuta "incompatibile con l’idea di un vantaggio illecito".
L’interrogatorio si è svolto in un clima teso, mentre fuori dal tribunale i riflettori mediatici rimanevano accesi su una vicenda che unisce business, politica e burocrazia. Catella, che attraverso Coima ha plasmato parte dello skyline milanese, dai grattacieli di Porta Nuova alle riconversioni post-expo, nega ogni addebito: "Non ho corrotto nessuno", ha ripetuto davanti al giudice.




