Lollobrigida prova la carta della bresaola per aggirare i dazi Usa, ma Confagricoltura frena

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre l’Unione Europea e l’Italia cercano una mediazione con gli Stati Uniti per ridurre l’impatto dei dazi sul commercio agroalimentare, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida avanza una proposta che punta a trasformare un ostacolo in opportunità. L’idea, però, non convince tutti, a partire da Confagricoltura, che solleva dubbi sulla sua fattibilità.

Il nodo centrale resta la richiesta della Casa Bianca, guidata da Donald Trump, di incrementare le importazioni di prodotti americani da parte dell’Ue. Una richiesta che rischia di penalizzare le esportazioni italiane, già colpite da dazi del 20% su vino, formaggi e salumi. «Evitarli del tutto è difficile», ammette Lollobrigida, «ma possiamo renderli più assorbibili». La sua soluzione? Importare carne bovina dagli Usa – oggi non ammessa in Europa per via dei divieti sugli ormoni – per lavorarla in Italia e trasformarla in affettati come la bresaola, destinati poi al mercato americano.

Un meccanismo che ricorda, almeno nella struttura, operazioni commerciali passate finite sotto inchiesta, come quella – citata da alcuni osservatori – di decenni fa, quando un imprenditore importava carni suine per produrre mortadelle da riesportare, salvo poi finire al centro di indagini. Ma il ministro assicura che non si tratta di trovare escamotage: «L’obiettivo è evitare scelte folli», sottolinea, riferendosi anche ai tagli alla Politica Agricola Comune (PAC) voluti dall’Ue, che rischiano di indebolire il settore.

Confagricoltura, però, frena. Se da un lato riconosce la necessità di trovare accordi con Washington, dall’altro teme che la proposta possa aprire la porta a una concorrenza sleale, danneggiando i produttori locali. Senza contare le rigide normative europee, che attualmente vietano l’ingresso di carni trattate con ormoni, rendendo complicato qualsiasi passaggio in quella direzione.

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