La bresaola con carne americana? L’idea di Lollobrigida per aggirare i dazi di Trump

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Se c’è una cosa che Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, non sembra voler fare, è arrendersi alla politica protezionistica di Donald Trump. Di fronte alla minaccia di dazi sulle importazioni italiane, la sua controproposta – esposta durante la festa di Fratelli d’Italia "Piazza Italia" e ribadita al Forum in Masseria di Bruno Vespa – ha del paradossale: utilizzare carne bovina statunitense, oggi vietata in Europa per via degli ormoni della crescita, per produrre bresaola destinata esclusivamente al mercato americano.

«Sulla salute non discutiamo, non accettiamo carni con ormoni», ha precisato Lollobrigida, sottolineando come il prodotto finito non sarebbe commercializzabile nel Vecchio Continente. Ma se gli Stati Uniti forniscono la materia prima, l’Italia potrebbe trasformarla e riesportarla oltreoceano, aggirando così le barriere tariffarie. Un accordo che, nelle intenzioni del ministro, permetterebbe di «aumentare l’importazione di carne dagli Usa» senza compromettere gli standard europei.

L’idea, però, solleva più di un interrogativo. Anzitutto, come conciliare questa ipotesi con la difesa del Made in Italy, da sempre basato sulla tracciabilità e sulla qualità delle materie prime? Se la bresaola – prodotto simbolo della Valchiavenna – venisse realizzata con carni estere, anche se solo per il mercato statunitense, che valore avrebbe il marchio "Made in Italy"? Lo stesso Lollobrigida, del resto, ha ammesso di non essere personalmente favorevole all’operazione: «Io non la mangerei», ha detto, quasi a smarcarsi dalle possibili critiche.

Intanto, il governo lavora a un «tavolo comune con gli Stati Uniti» per rafforzare i rapporti commerciali, evitando «criticità al sistema». Un obiettivo condivisibile, considerando che Ue e Usa rappresentano, nelle parole del ministro, «la democrazia nel mondo». Ma se la strada per evitare i dazi passa per compromessi così discutibili, c’è da chiedersi quanto ne valga davvero la pena.

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