Il sogno di Maria e la notte dei 40mila: i Metallica trasformano il Dall’Ara in un tempio dell’heavy metal
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Redazione Cultura e Spettacolo
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BOLOGNA – Era una serata destinata a entrare negli annali della musica live, quella di mercoledì 3 giugno allo stadio Renato Dall’Ara, eppure per una giovanissima spettatrice proveniente dalla Polonia ha assunto i contorni di un vero e proprio miracolo laico. Maria, una ragazzina attualmente in cura per una patologia oncologica, ha realizzato un sogno che sembrava irraggiungibile: incontrare i Metallica nel backstage prima del concerto, approfittando di una chiacchierata privata con i propri idoli che le ha regalato un sorriso capace di illuminare la serata.
L’iniziativa, resa possibile grazie all’intervento di una fondazione di Cracovia specializzata nell’esaudire i desideri dei minori che affrontano gravi malattie, ha visto la piccola fan interagire a lungo con James Hetfield, Lars Ulrich e gli altri componenti della band, tanto da ricevere autografi e ricambiare il dono con una maglietta personalizzata.
“È stato incredibile”, ha scritto la ragazza sui social, mostrandosi grata per un’emozione che le parole, ha ammesso, non riescono nemmeno a descrivere; dall’altra parte, il quartetto di San Francisco non ha nascosto la propria commozione, dedicandole un messaggio di sostegno pubblico (“Siamo con te nella tua battaglia”) che ha trasformato un evento commerciale in un gesto di profonda umanità.
Un viaggio sonoro di 45 anni tra fuoco, pogo e la cover di “Ken il guerriero”
Sul palco – una struttura circolare a 360 gradi contornata da otto torri tecnologiche alte decine di metri – la band ha riversato l’energia di chi, dopo oltre quattro decenni di carriera, sa ancora come stregare un’audience di 40mila anime. La scaletta, come confermato dalle cronache, ha spaziato dai primordi thrash di “Creeping Death” e “For Whom the Bell Tolls” fino ai tormentoni più recenti, passando per l’immancabile “Nothing Else Matters” che ha fatto alzare gli accendini (o meglio, gli schermi dei cellulari) al cielo.
Ma il momento che ha davvero sorpreso la piazza, come dimostrano i video diventati virali, è stato l’intermezzo dedicato alla cultura pop italiana: Kirk Hammett e Robert Trujillo hanno infatti estratto dai loro strumenti le note della sigla di “Ken il guerriero”, il celebre cartone animato giapponese la cui colonna sonora fu composta da Claudio Maioli nel lontano 1986. “Vogliamo rendere omaggio a un guerriero leggendario”, ha scherzato Trujillo dal palco, “quello con le sette cicatrici sul petto”, suscitando il boato dei trenta-quarantenni cresciuti a pane e manga.
Numeri da capogiro e un’organizzazione perfetta per il ‘M72 World Tour’
L’unica data italiana del “M72 World Tour” ha richiamato non solo i residenti, ma un’intera comunità europea di fan, con un’affluenza che, secondo alcune stime, avrebbe addirittura sfiorato le 47mila presenze. Le operazioni di accesso, iniziate già nel primo pomeriggio con l’apertura dei cancelli alle 16, sono state scandite dalle esibizioni degli opener Knocked Loose e dei francesi Gojira, questi ultimi capaci di scaldare a dovere l’asfalto prima dell’ingresso trionfale dei headliner.
A livello allestitivo, la produzione ha confermato la fama di spettacolo totale che accompagna il tour: il palco “a ciambella”, sormontato da maxi-schermi circolari e amplificazione a non finire, ha permesso a ogni settore dello stadio di vivere l’evento senza la percezione di un “lato B”, una scelta democratica che ha premiato chi aveva acquistato i biglietti (esauriti ormai da un anno) a caro prezzo.
Cronaca di una serata senza tempo: il ritratto di un pubblico generazionale
A osservare il parterre, colpiva la mescolanza di generazioni: c’erano i bambini con i capelli lunghi intenti a fare headbanging imitando i genitori, accanto a veterani con magliette sbiadite dei tour di “Master of Puppets”. James Hetfield, visibilmente a suo agio, ha più volte ringraziato la folla in italiano (“Bolognaaaaaa!”), spezzando la durezza del metal con momenti di autentica complicità verbale.
Nonostante la lunghezza del concerto – oltre due ore di musica martellante – la band non ha mostrato cedimenti, regalando nel finale la triade “Seek & Destroy”, “Master of Puppets” ed “Enter Sandman” che ha letteralmente fatto tremare le strutture del Dall’Ara. In un’epoca in cui la produzione musicale sembra frammentarsi sempre di più in generi liquidi, i Metallica hanno dimostrato di essere ancora un punto di riferimento solido, capace di unire quarantacinquemila sconosciuti in un unico, fragoroso, coro liberatorio.




